Gnujiko, software gratuito e open per la gestione delle fatture dello psicologo

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Siete stanchi del blocchetto delle fatture o dei fogli excel? Gnujiko è l'alternativa valida, completa, gratuita e open che state cercando.


Il gestionale Gnujiko è un programma per creare fatture e preventivi da parte di piccola-media impresa e liberi professionisti, quindi molto utile anche per psicologi e psicoterapeuti: permette di inserire il contributo previdenziale (Enpap 2%), il bollo, la personalizzazione della grafica delle fatture e la possibilità di richiamare in automatico i dati del paziente e il tipo di servizio (psicoterapia, psicodiagnosi, riabilitazione, formazione etc.) decidendo ogni minimo dettaglio.

Punti di forza

  • È gratuito e segue la filosofia opensource.
  • Facile da usare: interfaccia intuitiva e completamente in italiano.
  • Gestione di IVA, imposta di bollo e contributo cassa professionale (Enpap)
  • È multipiattaforma: a differenza di Ge.Co. e di quasi tutti gli altri gestionali Gnujiko può essere installato anche su Linux, oltre che su Windows e Mac.
  • Può essere installato non solo in locale (cioè sul vostro pc) ma potete istallarlo anche in uno spazio web tipo Aruba e utilizzarlo contemporaneamente da qualsiasi postazione: cellulare, tablet, computer dello studio e di casa etc.
  • Consente di creare e conservare modelli personali (ad esempio: carta intestata, cartelle della psicodiagnosi, piani di trattamento etc.).
  • Assistenza tecnica efficace e cortese.
  • Viene regolarmente aggiornato.
  • Si può personalizzare tutto: quali sezioni e comandi vedere, il carattere e il logo sulle fatture, l'intera disposizione delle voci in fattura etc.
  • Ha molte funzioni aggiuntive che altri gestionali non hanno: si possono gestire i contratti, i pagamenti tramite POS, gestione di entrate e uscite (molto utile per studi associati, associazioni, cooperative...) e molto altro.
Personalizzare Gnujiko secondo le vostre esigenze è semplicissimo. Se però non avete tempo o voglia di modificarlo, la Alpatech vi offre un servizio di personalizzazione.

gnujiko-demo Provare Gnujiko senza installarlo

Installare Gnujiko non costa nulla, ma se prima volete provarlo per capire come funziona basta che andate nella pagina demo e potete testarne le potenzialità.

http://gnujiko.alpatech.it/it/guide/index.php Installare Gnujiko

Se desiderate installare Gnujiko seguite i passaggi della → Guida all'installazione.

Un consiglio: Se avete l'allergia al computer e avete un amico nerd, attiratelo in casa con la promessa di una maratona di The Big Bang Theory e costringetelo ad aiutarvi. Bastano pochi minuti e un pezzo di pizza.

Serve aiuto con Gnujiko?

Avete domande o difficoltà? Rivolgetevi al Supporto → supporto on-line

supporto-gnujiko




Gnujiko 10.1 è un prodotto italiano, sviluppato da Alessandro Di Loreto, titolare della Alpatech mediaware. Presto verrà implementata la possibilità di sincronizzare gli appuntamenti con il Google Calendar, l'integrazione in Wordpress, Joomla e Google Drive.
Alcune indicazioni utili le potete trovare anche in questo articolo: Creare fatture e preventivi. Fatturazione professionisti e PMI con Gnujiko.

Alcuni consigli per gli utenti Linux

  • ricordarsi di scompattare il file .zip di Gnujiko in /var/www/gnujiko-o-nome-che-preferite e non direttamente in /var/www o in /var/www/html
  • dare alla cartella i permessi: sudo chmod 777 -R /var/www/gnujiko-o-nome-che-preferite
  • Dopo aver installato Apache andate in /etc/apache2/sites-available/000-default.conf e modificate DocumentRoot /var/www/html (riga 10) con DocumentRoot /var/www
    Andate in /etc/apache2/conf.d create il file fqdn.conf (importante il .conf!) e scrivete all'interno: ServerName localhost (se non avete la cartella /etc/apache2/conf.d createla)
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Fare video è facile se sai come farli

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Desiderate realizzare video efficaci e accattivanti? Il corso intensivo dello psicologo Stefano Paolillo è probabilmente ciò che stavate cercando.

Ormai il video è diventato il vero biglietto da visita del nostro millennio. Potete mettere in bella evidenza un vostro video promozionale su Youtube, potete condividerli su Facebook o fare referenza sulle vostre capacità comunicative su LinkedIn.

Realizzare un video, però, è come parlare una lingua straniera: non basta comprenderla, è necessario parlarla. Nonostante il web sia invaso da clip realizzate con gli smartphone, non si va oltre il videoselfie.

Chi vi guarda accosta inconsapevolmente la vostra capacità di gestire il linguaggio audiovisivo alle capacità generali. È per questo che se avete un buon biglietto da visita, una buona presentazione i vostri interlocutori saranno più propensi a darvi credito.

Il training che propongo è un concentrato, in otto ore, degli elementi essenziali per fare un salto di livello nella comunicazione audiovisiva. Teoria e, soprattutto, pratica per cominciare a "lavorare" col video. Inoltre, si aggiungono al training due mesi di consulenza on line. È possibile organizzare gruppi (max 4 persone) a Roma o in altre città.
Stefano Paolillo

+Stefano Paolillo, psicologo dell'audiovisivo, propone training intensivi di formazione video pensati appositamente per psicologi. Per dettagli e ulteriori informazioni: training video per psicologi.



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C'era proprio bisogno del Counseling in farmacia?

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Counseling, consulenza psicologica, sostegno psicologico e riabilitazione sono sinonimi? Alcune riflessioni in merito al progetto "Consulenze psicologiche e counseling in Farmacia".

A Verona si sta sperimentando un progetto intitolato "Counseling Alzheimer" che fa parte del più ampio "Consulenze psicologiche e counseling in Farmacia". Sul comunicato stampa di Federfarma Verona e in un articolo su Veronasera si legge che in 6 farmacie saranno presenti uno psicologo e un volontario che programmeranno colloqui gratuiti di 45 minuti.

Non so voi, ma finita la lettura del comunicato ufficiale e dell'articolo su Veronasera ciò che mi rimane è un senso di confusione.

Prima confusione: il titolo. Traducendo in italiano counseling o traducendo in inglese consulenza non abbiamo lo stesso risultato?
Voi ed io che siamo psicologi sappiamo bene che dire "faccio il consulente" non ha senso se non si specifica rispetto a cosa si fa consulenza. E sappiamo bene che anche in inglese al termine counseling occorre far seguire l'ambito della consulenza. Anzi, negli U.S.A. se si dice solo "counselor" ci si riferisce ai procuratori o agli avvocati (valga come esempio il film di Ridley Scott The Counselor). Per l'italiano comune, invece, il counseling è sempre counseling psicologico.

Seconda confusione: il livellamento. Lo psicologo e il counselor sono affiancati senza apparenti differenze. Da quanto si legge sembra che facciano entrambi colloqui di 45 minuti. Magari invece li fa solo lo psicologo o magari i due fanno cose diversissime, ma io credo che già solo accostarli rende indistinguibili i ruoli e le competenze. Se poi si venisse a scoprire che anche i volontari fanno colloqui la distinzione diventerebbe del tutto invisibile.

Terza confusione: gli scopi. Vengono nominati il supporto tecnico di operatori professionalmente preparati, l'implementazione di un servizio help desk psicologo, percorsi professionali mirati, diagnosi precoce di demenza, sostegno ai familiari che cadono in depressione...

Se, come viene detto, l'obiettivo è superare «una sorta di timore a parlare con uno psicologo», a che serve coinvolgere anche counselor o volontari non psicologi? Perché non mettere direttamente 2 psicologi? Sono sicuro che chiedendolo all'Ordine altri 6 psicologi da inviare nelle farmacie li avrebbero trovati.
Se invece lo scopo è quello di un generico "star accanto" alle persone malate e ai loro familiari, perché coinvolgere esplicitamente gli psicologi? A quel punto bastava mettere due volontari qualsiasi, purché opportunamente formati.

Secondo me sarebbe stato meglio parlare genericamente di sostegno, senza usare il termine abusato e opaco di "counseling". E sarebbe stato meglio non specificare la presenza degli psicologi, così come quando si parla di volontariato non si specifica la qualifica dei volontari.

Un'ultima perplessità riguarda il livello istituzionale: come sapete se dipendesse da me sostituirei gli Ordini con un'unico organismo disciplinare nazionale e il resto lo demanderei alle Associazioni di categoria, come avviene nelle altre nazioni. Sta di fatto che noi ancora ce l'abbiamo gli Ordini, e mi lascia perplesso il fatto che l'iniziativa preveda degli psicologi ma l'Ordine degli Psicologi non sia stato neppure nominato (si parla di collaborazione tra Federfarma Verona, Ordine dei Farmacisti, Centro Servizi per il Volontariato e Associazione Alzheimer Verona). Non dovrebbe far parte del galateo istituzionale? O contiamo così poco?
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La formula "1° colloquio gratis & costi bassi" funziona?

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Come aumentare il numero di clienti e pazienti? Quali sono le formule efficaci per lo psicologo libero professionista?


Una delle domande che gli Psicologi - soprattutto quelli alle prima armi - si fanno più spesso è: come faccio ad avere Pazienti? Come posso moltiplicare il volume dei miei guadagni?
Chiedo scusa a chi è abituato a parlare di psicologia solo in termini teorici e spirituali, ma il nostro mestiere è fatto anche di tasse, fatture e parcelle, per cui oggi parleremo di soldi e di promozione della professione.

→ Una precisazione: in questo ariticolo mi rivolgo ai colleghi che operano nel settore clinico-terapeutico e per abreviare userò il termine Pazienti senza ripetere ogni volta clienti/pazienti.

Le riflessioni/domande che voglio farvi sono due:
  1. La formula "1° gratis & costi bassi" è la stessa identica di tutte le nostre convenzioni e promozioni: convenzioni CNOP (forestali, polizia, esercito etc), convenzioni dell'Ordine del Lazio (avvocati, veterinari) e Festival della psicologia, iniziative private (mese del benessere SIPAP, MIP, etc). Ma questa formula ha un ritorno economico effettivo? Quanti di voi hanno aumentato il numero di pazienti grazie ad essa?
    Insomma: a voi la formula "1° gratis & costi bassi" funziona?
  2. Quasi tutti i colleghi e le colleghe che conosco fanno il 1° colloquio gratuito e hanno prezzi contenuti, a volte molto contenuti, anche troppo. Quando in passato leggevo le convenzioni mi dicevo: "Vabbè, niente di nuovo sotto il sole. Possibile che l'Ordine non si sa inventare altro?". Ma ora mi sta venendo un dubbio: se le convenzioni consistono sempre nel fare tariffe comprese tra € 40,00 e € 60,00... quanto chiedono normalmente gli altri miei colleghi?
    Se vi va di dirlo, voi quanto chiedete per ogni seduta? Più o meno di 60 euro? Se non vi va di dire la cifra esatta, scrivete +60 o -60.
Questo articolo è solo uno stimolo per il confronto: la vera ricchezza sarà lo scambio dei vostri commenti e delle vostre esperienze. Mi raccomando: per l'utilità di tutti, rispondete basandovi sulla vostra esperienza concreta e in modo molto pratico, per cortesia. E buona estate.
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Non tutti gli psicologi sono clinici

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Chi lavora in ambito clinico e in ambito non clinico ha necessità di conoscenze, competenze, strumenti e formazione differenti. Tutto ciò cosa implica?

La questione dell'obbligo di formazione continua inizia a far dire ad alta voce una cosa che finora si è sempre taciuta o si è detta a mezza bocca:
Non tutti gli psicologi sono professionisti sanitari.
LO SAPPIAMO TUTTI CHE NON ESISTONO SOLO GLI PSICOLOGI DI AREA CLINICA. Sono la percentuale maggiore, certo, e nell'immaginario collettivo lo psicologo è uno che cura, ma esistono anche psicologi che non si occupano di clinica.
Finora questo argomento è stato un tabù e non se ne è parlato. In alcuni casi attuando una negazione ("Non vedo dov'è il problema") in altri ricorrendo alla razionalizzazione ("In fondo tutto è clinica"). Al di là dei sofismi, è evidente che le competenze necessarie per valutare il clima aziendale e gestire il personale in un'organizzazione sono differenti da quelle necessarie per diagnosticare un disturbo borderline o gestire un lutto.

CONSEGUENZE. Eppure dall'aver evitato la questione derivano diverse conseguenze. Vi faccio alcuni esempi (ma tenete conto che la lista è molto più lunga):
  1. Chi si è formato in ambito non-clinico fa lo stesso Esame di Stato di chi si è formato in ambito non clinico e ha lo stesso titolo professionale.
  2. È quasi impossibile definire gli atti tipici dello psicologo. Eppure sappiamo che ne abbiamo estremo bisogno perché counselor, grafologi, sciamani etc. invadono il nostro ambito proprio sfruttando la scarsa definizione degli atti tipici. 
  3. Non si può fare una riforma concreta ed efficace dei percorsi di studio se non si differenziano in modo netto i due ambiti: costringere chi vuole diventare psicologo del lavoro a fare ore di psicopatologia, neuropsicologia, tecniche di colloquio etc. a che serve? E soprattutto, non si potrebbero fare esercitazioni e corsi più abilitanti e più specifici anziché dare una preparazione generica in modo che escano fuori veri psicologi clinici o del lavoro? (veri = che escano dall'università sapendo fare il proprio mestiere).
  4. Anche chi non ha ricevuto una formazione clinica il giorno dopo l'EdS può aprire il suo bello studiolo con due poltrone o un lettino e fare sostegno psicologico, valutazione psicodiagnostica etc. come se fosse un clinico e viceversa.
  5. Il Ministero sta completando l'annessione della professione di psicologo come professione sanitaria. Tutti gli psicologi.

CI PENSA IL MERCATO? Si dirà: ci penserà il mercato a selezionare chi è competente e chi no. Finora è così che hanno funzionato le cose. Ma selezionare i professionisti e assicurare che lo psicologo abbia le competenze necessarie è compito dello Stato (e quindi delle Università e degli Ordini nelle mansioni che lo Stato delega loro). Delegare i propri compiti "al mercato" è sempre una pessima idea. Anzi, non è neanche un'idea, si chiama lavarsene le mani. Mi viene anche in mente che  tra l'altro è lo stesso identico argomento che usano counselor, pedagogisti clinici etc. "Sarà il mercato a decidere". Io dico di no.

Se tu, Stato, dai ad una persona il tesserino da psicologo devi garantire che sia in grado di fare ciò che dice la Legge, cioè sostegno, diagnosi e ri/abilitazione. E che lo sappia fare sul serio. E se mi dichiari "professionista sanitario" allora devi garantire che io sia capace di operare in ambito sanitario.
È compito dello Stato riformare i percorsi di laurea, le regole per l'abilitazione e le competenze per potersi definire "professione sanitaria". Ma è compito del CNOP, degli Ordini, delle Associazioni di categoria e di ogni singolo professionista - ciascuno con i mezzi e i modi che gli competono - chiedere allo Stato che faccia le riforme che ci servono. Cosa vuoi che ne sappia il Ministro di turno di come vanno le cose nei tirocini, nelle aule universitarie etc?

SANITARI MA NON TROPPO. Con la richiesta di ridurre il tirocinio a 6 mesi e l'EdS a 2 prove (che poi si è scoperto che non è una riduzione, ma si propone di fare 6 mesi durante il corso di laurea e 6 mesi nel post lauream) il CNOP ha iniziato se non altro a smuovere le acque. Ma non basta fare qualcosa. Bisogna farla bene. Se metto le mani su uno che ha avuto un incidente stradale bisogna che sappia cosa sto facendo sennò rischio di fargli pure peggio.
Il CNOP ha detto che si tratta del primo tassello di una riforma più generale e più radicale (l'abolizione del 3+2, la professionalizzazione dei corsi etc.). Ora, dopo la "notizia" che il Ministero vorrebbe imporre il sistema ECM a tutti gli psicologi (del resto vogliono essere tutti professione sanitaria, no?) e che, se saranno a pagamento, tutti gli psicologi dovranno mettere la mani nelle tasche, finalmente si inizia a distinguere tra chi opera in ambito clinico da chi opera in altri settori.

Dovrei essere contento che ora finalmente se ne parli, visto che sollevo l'argomento da anni. E infatti lo sono. Ma lasciatemi dire che è davvero triste che se ne parli solo perché adesso ci sono di mezzo i soldi.
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Elenco dei servizi gratuiti di consulenza Fiscale e consulenza Legale per psicologi

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Fisco, tasse, p.Iva, leggi, enpap, onlus, minimi, associazioni... Che confusione! Ecco a chi puoi rivolgerti GRATUITAMENTE. 

Ammettiamolo: siamo psicologi. La maggior parte di noi è esperto di fisco e di economia come Jack lo Squartatore era esperto di dinamiche di coppia. Però prima o poi siamo costretti a mettere mano a leggi, decreti, tasse, aliquote e trappole simili. Quali alternative abbiamo, oltre alla pastorizia e l'accattonaggio?

Il problema è che anche se abbiamo un commercialista spesso non è esperto delle questioni legate alla nostra professione. Fortunatamente in quasi tutte le Regioni è possibile usufruire di servizi gratuiti da parte degli Ordini o di enti nazionali. Ecco un elenco sintetico. Spero vi sia utile!

ENPAP

L'Enpap ha attivato un servizio di consulenza telefonica e on line in materia fiscale (riservato agli psicologi iscritti all'Enpap). Non è previsto un limite di utilizzo del servizio.

Cosa

Potete richiedere consulenza per la gestione dell'Iva, IRAP, regime dei minimi, esenzioni, costi e spese deducibili nell’attività professionale, consulenza contrattuale (incarico professionale, collaborazioni, locazione dello studio etc.), modello UNICO, contenzioso tributario.
Oltre alla gestione personale, potete chiedere una consulenza per la costituzione di Associazioni, Studi Associati, Cooperative, Onlus, etc.

Quando

Telefono: Lun, Mer, Ven: 10-13 e 15-17
Email: risposta garantita entro 48 ore

Dove

Il numero di telefono e l'indirizzo email dello studio di commercialisti lo trovate nell'area riservata.

Ordine Psicologi del LAZIO

Cosa

Consulenza sia in ambito legale che in ambito fiscale. È previsto un limite al servizio: potete prenotare un solo appuntamento all’anno.

Dove

Accedendo all'Area riservata comparirà il banner "Richiedi una consulenza fiscale o legale".

Quando

Le modalità e gli orari sono differenti per ciascuno studio di consulenza.

Ordine Psicologi della LOMBARDIA

Cosa

L'Ordine della Lombardia per i primi 5 anni fa pagare ai neoiscritti il 50% in meno della quota annuale (70€). Ai neoiscritti è riservato il Servizio di accoglienza nuovi iscritti.
L'offerta non si limita all'area fiscale e legale ma comprende anche consulenze per chi opera nel terzo settore, per questioni deontologiche e per il tutoraggio. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Quando 

Orari di ricevimento, sia di persona che telefonico:

Ordine Psicologi del VENETO

Cosa

L'Ordine del Veneto offre un servizio di consulenza legale e un servizio di consulenza fiscale individuale. Viene offerta anche una consulenza di gruppo per l'avvio della professione su questioni fiscali, legali ed etiche. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Quando

Una volta a settimana, tutti i mercoledì dalle 9.30 alle 12.30.

Dove

Per partecipare è necessario contattare la Segreteria dell'Ordine tramite mail, telefono (041 981799) o fax (041 983947). Gli incontri si tengono presso la sede dell'Ordine a Mestre.

Ordine Psicologi dell'EMILIA ROMAGNA

Cosa

L'Ordine dell'Emilia Romagna offre consulenze fiscali, legali e per l'avvio professionale. Non risulta un limite di utilizzo del servizio. Nella pagina Informazioni Fiscali è inoltre possibile trovare numerose informazioni, scaricare modelli per le fatture e trovare risposte a questioni comuni in ambito di fiscalità professionale.

Quando e Dove

Presso la sede dell'Ordine a Bologna, previa prenotazione on line (modulo) oppure oppure via fax al numero 051/235363.

Ordine Psicologi della TOSCANA

Cosa

L'Ordine della Toscana offre uno Sportello di consulenza in materia fiscale e contabile. Gli iscritti possono inoltre consultare delle circolari periodiche nelle quali si risponde a quesiti comuni di natura fiscali e contabile. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Quando

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00.

Dove

È possibile contattare il Consulente dell’OPT Dott.ssa Chiara Accardi al 055-486894.

Ordine Psicologi del PIEMONTE

L'Ordine del Piemonte nella pagina "Consulenze gratuite" indica i numeri telefonici dei professionisti in ambito fiscale e legale. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Ordine Psicologi della Campania

Cosa 

L'Ordine della Campania offre una consulenza in materia fiscale ai propri iscritti. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Quando e Dove

Ogni giovedì dalle 16 alle 18. Per prenotare la consulenza con il commercialista è necessario contatta la Segreteria dell'Ordine.

Ordine Psicologi della SICILIA

Non risulta uno sportello di consulenza fiscale. Nella pagina "Consulenza fiscale" è possibile trovare alcune indicazioni sulle questioni comune in ambito di fiscalità professionale.
Per la consulenza di carattere legale gli iscritti accedendo all'Area Riservata possono rivolgere specifici quesiti all'avvocato. Le risposte di interesse generale saranno pubblicate nel sito. Non è chiaro se vengono fornite anche risposte individuali. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Ordine Psicologi della PUGLIA

L'Ordine della Puglia ha attivato una Convenzione per la Consulenza fiscale, contabile, previdenziale e privacy per gli iscritti. Non si tratta di un servizio gratuito ma solo di una tariffazione agevolata. Non risulta un servizio di consulenza in materia fiscale.

Ordine Psicologi della CALABRIA

Cosa

Gli iscritti all’Ordine Regionale della Calabria possono usufruire, a titolo gratuito, del servizio di consulenza fiscale inerente l’attività professionale degli psicologi. Non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Dove e Quando

Dall’Area Riservata si potrà utilizzare una casella di posta elettronica dedicata per porre i propri quesiti ai quali verrà risposto individualmente.

Ordine Psicologi delle MARCHE

Cosa

L'Ordine delle Marche offre sia un  servizio di consulenza fiscale che una prima consulenza gratuita su questioni legali. Per i riferimenti contattare la Segreteria dell'Ordine in orario di ufficio al n. 071/2081006. È prevista un'unica consulenza legale per ogni iscritto. Per la consulenza fiscale non risulta un limite di utilizzo del servizio.

Quando e Dove

Fiscale: una volta al mese (previo accordo) presso la Sede dell'Ordine
Legale:  presso la sede dell'Ordine, presso lo studio del consulente, telefonica o via mail

SIPAP

Dal sito della Sipap - Società Italiana Psicologi Area Professionale, risulta che per gli iscritti è previsto una servizio di consulenza fiscale e un servizio di consulenza legale. Non ho ulteriori dati perché le specifiche sono riservate solo ai soci.


È probabile che manchino alcuni servizi perché contenuti nell'area riservata alla quale possono accedere solo gli psicologi di quella regione. Segnalatemi aggiunte o correzioni. In questo modo l'elenco risulterà costantemente aggiornato a beneficio di tutti i colleghi. 
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Sportello d'Ascolto psicologico

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Psicologo: non sottovalutare il potere dello sportello d'Ascolto. Soprattutto se è gratuito.

Psicologo 1 - Finalmente sono diventato psicologo: cosa posso fare?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Un'idea per lavorare nelle scuole?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Per lavorare in oncologia?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Lo psicologo in farmacia?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Un'iniziativa per il quartiere?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Un progetto per i bandi europei?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Un intervento negli ospedali?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Lo psicologo in Comune?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Per le borse di studio ENPAP?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Una proposta per le aziende?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Non ho pazienti. Devo trovare un'alternativa. Che mi consigli?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Colleghi, mi è venuta un'idea geniale! Indovinate?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Ora che abbiamo costituito l'Associazione cosa facciamo?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Cosa devo usare per fare una buona amatriciana?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - C'è un modo per togliere le macchie di caffè dal tappeto?
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.
Psicologo 1 - Il mio cane ha i pappataci
Psicologo 2 - Sportello d'ascolto.

Ricorda, giovane collega padawan: lo Sportello d'Ascolto è quello che dà allo Psicologo la possanza. Ci circonda, ci penetra, tiene unita tutta la galassia…
Lo Sportello d'Ascolto è la risposta ad ogni cosa.
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Facebook è il posto adatto per discutere di psicologia? E in che modo?

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Facebook è il posto adatto per discutere di psicologia? E come è meglio utilizzarlo? Sfruttiamo la gaffe del CNOP per fare qualche riflessione. 



Il CNOP ha sbagliato. Sulla sua pagina Facebook ha linkato un articolo di un quotidiano fazioso e che spesso propugna teorie antiscientifiche. Poi ha cercato di minimizzare dicendo che voleva "stimolare la riflessione e il dibattito". Come giustamente ha replicato +Ada Moscarella: ma quale dibattito? 
È come se io scrivessi: "I negri sono inferiori ai bianchi: apriamo un dibattito".

Un po' li capisco, poverini: i post che il CNOP mette sulla sua pagina FB non se li fila nessuno. Negli altri commenti ci rotolano i cespugli erranti...

Qualcuno dice: ma è solo un post su Facebook! Non è mica un comunicato stampa o un articolo! È vero, il rischio strumentalizzazione tipo il Di Battista "mafioso"  è dietro l'angoloPerò non si può ridurre tutto a "è solo un link". Se hai una pagina ufficiale i link vanno selezionati. E linkare il giornale di estremisti cattolici con idee antiscientifiche non è selezione, a meno che non lo riporti per denunciare gli errori o prenderne le distanze.

Signora mia, che brutto posto quell'internet!

Una cosa che mi ha colpito di questa vicenda è che molti si sono scandalizzati dicendo che "Facebook non è il posto adatto per una discussione". Me li immagino mentre sorseggiano il the delle 5:00pm con il mignolino alzato:
"Uh signora mia, questi dibattiti sull'internet... dove andremo a finire!"
Quasi il 60% degli psicologi italiani ha meno di 50 anni. E comunque anche le nonne oggi usano Facebook. Non esistono solo i simposi e i convegni internazionali. Nei simposi e nei convegni internazionali ci si confronta in un determinato modo (in genere in modo passivo) mentre sui social si può avere un confronto più informale. Informale, per chi non conoscesse il termine, non è sinonimo di "banale" o "superficiale" o "manipolatorio".

I social non sono stati inventati per scambiare foto di gattini e link ai vostri corsi a pagamento sulla psicologia dell'alimentazione, sulla mindfullness o sulla WAIS... Se usati intelligentemente i social servono proprio per creare opinione e scambio.

Se il CNOP avesse usato la pagina Facebook intelligentemente, prima di invitare al dibattito doveva chiarire la posizione ufficiale degli psicologi italiani:
  • Il CNOP crede che l'ideologia gender esista?
  • Crede che ci sia davvero un "pericolo gender"?
  • Appoggia la demonizzazione dei fondamentalisti cattolici contro le iniziative  di educazione al rispetto e alla tolleranza?
  • Appoggia gli stereotipi di genere e il sessismo?
  • Pensa che la famiglia sia solo quella "Io-Tarzan-tu-Jane"?
Io so che non lo pensa. Lo so perché qui e su PxT ho riportato tante volte i comunicati ufficiali e le prese di posizione del CNOP su famiglie omogenitoriali, adozioni, terapie riparative etc.

Io lo so, ma i babbani (=non psicologi) che leggono lo sanno? e che idea si faranno se non gli viene esplicitato?

Almeno noi, evitiamo la cultura degli slogan e del "mi piace"

Chiarito cosa la scienza psicologica dice riguardo all'orientamento di genere, al dimorfismo psicologico, alla famiglia e allo sviluppo psicologico di bambini in famiglie omogenitoriali, allora: scatenate i mastini della guerra, liberate il Kraken  dibattito sia!
Magari evitando di esprimere opinioni a suon di "like/dislike" come ragazzine adolescenti, ma con dati scientifici alla mano, visto che siamo professionisti della psiche.
È vero che i social non sono simposi scientifici, ma quando scriviamo sui social non smettiamo di essere psicologi. Facebook non è una zona franca in cui il Codice Deontologico non vale.

Le opinioni fondate sul "secondo me..." e "di pancia dire che..." lasciamole alle groupies quindicenni. Se si parla di astrofisica, di letteratura etrusca o di morale sumerica ok, il "secondo me" possiamo anche dirlo. Non si può essere esperti in tutto. Ma se si parla di argomenti psicologici, siamo obbligati a conoscere i dati di ricerca e le principali teorie condivise dalla comunità scientifica.

Non posso scrivere che "di pancia direi che le donne sono intellettualmente inferiori agli uomini", non posso dire che "secondo me gli zingari sono tutti affetti da disturbo antisociale" o che "il pilota tedesco era affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, così, perché il nome mi suona strano"

"Di pancia" e "secondo me" un corno: sei un professionista della psiche. Cerca di ricordarlo.
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Tirocinio a 6 mesi ed Esame di Stato ridotto a 2 prove

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Due prove per l'Esame di Stato e tirocinio post lauream di 6 mesi. È un reale vantaggio per la formazione? E voi siete d'accordo o fareste in modo differente?


Una cosa è certa: il tirocinio degli psicologi non ha pace. Prima era 1 anno dopo la laurea, poi è diventato integrato ai 5 anni di studio, poi di nuovo post lauream... Adesso il CNOP propone di ridurlo a 6 mesi. L'altra proposta è di eliminare 2 prove dell'Esame di Stato.

In questi giorni alcuni colleghi hanno polemizzato, inveito, accusato il CNOP, accusato gli ordini regionali, accusato lo Stato, i Rosacroce, i Rettiliani e chiunque sia accusabile.
Mi sorprende però che nessuno si sia fatto 2 semplici, banali domande:
  1. quante ore di tirocinio verranno richieste?
  2. quali sono le 2 prove dell'EdS che verranno abolite?
Faccio fatica ad essere d'accordo o contro qualcosa se non so di cosa stiamo parlando.
La cultura del "mi piace" "non mi piace" ha infettato anche noi psicologi, purtroppo. Siamo affetti da "like compulsivo". Ma è anche vero che il comunicato stampa del CNOP non spiega niente. Dice solo che è stata fatta la proposta al MIUR «di ridurre a sei mesi il tirocinio post lauream e a limitare a due sole prove l’esame  di Stato». Ma quante ore in quei 6 mesi? E quali prove rimarranno?
Per fortuna i lettori di FarePsicologia non sono come quelli che leggono altri blog, per cui non si lasciano manipolare e fomentare come marionette. I lettori di FP oltre alla pancia hanno anche la testa, le gambe e gli occhi. Per questo ci vogliamo bene, ci stiamo simpatici e ci stimiamo vicendevolmente!
Ok, fine del momento MariaDeFilippico. Ragioniamo un attimo su queste due proposte.

Tirocinio di 6 mesi

Tutti, ma proprio tutti, sono d'accordo su un punto: la cosa più importante è che il tirocinio sia professionalizzante. Concreto, utile e formativo. Poi si può anche discutere della durata.
Siccome non conosciamo ancora i dettagli della proposta, le prospettive sono due:
  • o da 1000 ore si passerà a 500
  • o le 1000 ore attualmente richieste verranno concentrate in 6 mesi.
Nel primo caso non sono d'accordo. Io da tempo propongo di aumentare il numero di ore di tirocinio (a patto che siano ore professionalizzanti, sennò meglio lasciar perdere).
Se invece la proposta è di fare 1000 ore in 6 mesi, allora ci potremmo anche stare. Facendo un rapido calcolo significherebbe un impegno quotidiano, un po' come quello del tirocinio per gli avvocati o dei commercialisti (ma di durata inferiore alla loro).

Il problema è: esistono tutte queste strutture che possono dare lavoro ai tirocinanti?
Io credo di no. Non abbiamo strutture ospedaliere come infermieri e medici. E qui veniamo al secondo punto: si parla del tirocinio esclusivamente in chiave clinica. Ma gli psicologi non sono solo clinici.
Il CNOP dovrebbe dividere le carriere di chi lavora in ambito clinico e chi lavora in altri ambiti. Altrimenti la formazione sarà sempre approssimativa, mai esaustiva (come puoi renderla esaustiva se ci deve stare dentro un po' di tutto?) e far fare ad uno psicologo del lavoro o sperimentale il tirocinio alla ASL non ha senso, come non ha senso che psicologi clinici facciano il tirocinio scrivendo gli articoli per conto di qualche srl.

Due prove per l'Esame di Stato

Anche qui se c'è una cosa su cui tutti, ma proprio tutti i colleghi sono d'accordo è che l'Esame di Stato non è uno strumento adatto alla selezione: non valuta se si possiedono le competenze pratiche per svolgere la professione che la legge 56/89 gli riserva.

Nel caso specifico, visto che non sappiamo quali sono le prove che verranno abolite che senso ha urlare non è giustooooo, castaaaa, ladriiii, vergognaaaa (vergogna ci sta sempre bene)?
Se vengono abolite la prima e la quarta prova io sarei d'accordo. Ma le due prove restanti dovrebbero essere modificate e diversificate.
Perché non mi spiego che senso abbia lasciare scelta libera tra prova "di ricerca", "di sviluppo", "di organizzazioni" e "clinica". Dovrebbe essere obbligatorio che si faccia la prova relativa alla formazione ricevuta, senza veicolare il messaggio del tutti-fanno-tutto che affligge la nostra professione.

La mia proposta: vera formazione, vera specializzazione

La mia proposta è che l'Ordine dovrebbe riconoscere e dare dignità ad almeno 2 diverse professionalità all'interno dell'Albo, distinguendo clinici e non clinici, un po' come avviene ad esempio tra medici e dentisti.
A cascata, si potrebbero progettare percorsi formativi più mirati e concreti, in modo che chi esce dall'università abbia sul serio gli strumenti per lavorare in azienda o in ambito sanitario. Non sulla carta. Strumenti di intervento nelle aziende o nel settore pubblicitario e dall'altra parte strumenti per l'intervento clinico. Solo allora si potrà mettere mano in modo serio all'altra questione che fa girare tantissimi soldi: le specializzazioni e il mercato dei "corsi" per psicologi.

Oggi le specializzazioni non esistono. Ne esiste di fatto solo una: psicoterapia. Distinguendo la formazione tra clinici e non clinici, il percorso clinico potrà essere progettato in modo più mirato, in modo che chi esce abbia subito e concretamente le conoscenze e l'esperienza per gestire la psicodiagnosi, il setting, le tecniche di colloquio e intervento e la prevenzione. In pratica uno "psicoterapeuta junior" con tirocinio altro che 1000 ore, molte di più, a partire dal primo anno.

E le scuole di specializzazione che fine fanno? Si convertono in vere specializzazioni: sessuologia, psicotraumatologia, disturbi alimentari, psiconcologia... Solo così avrebbe senso parlare di specializzazioni. Lo stesso discorso va fatto per il percorso non clinico.

Non si può fare in un giorno, lo so. Non si può neanche limitare in un giorno il numero di psicologi che vengono sfornati ogni anno. Ma se non si inizia mai non si arriva mai.
Per fare questi cambiamenti ci vuole coraggio. Sono scelte molto impopolari, che scontenteranno molti e pesteranno i piedi a chi ha interessi di potere ed economici, chi guadagna grazie alla cannibalizzazione e ha tutti gli interessi che il numero degli zombie sia elevato (più psicologi = più guadagno). L'attuale CNOP è capace di questo?

Cari lettori, voi che siete immuni dalla mipiacite e al virus del dajeallinfame, in attesa di avere notizie più precise, cosa ne pensate? Che soluzioni adottereste?
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