Lo psicologo è un filosofo mancato: cause e responsabilità

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I due atteggiamenti estremi che uccidono il buonsenso sono:
  1. lo psicologo è un filosofo: lo psicologo non è una professione ma una visione del mondo (cit.). La psicologia è filosofia della mente, non dà alcuno strumento di intervento e l'abilitazione tramite EdS è fittizia, in realtà lo psicologo non può fare nulla. Al limite può somministrare test e occuparsi di "benessere", a patto che per benessere non si intenda niente di concreto perché "Psicologo" è solo un titolo onorifico e vuoto.
  2. psicologo è sinonimo di psicoteraputa: la distinzione tra psicoterapia e sostegno / abilitazione / riabilitazione non esiste. Lo psicologo può fare tutto ciò che fa lo psicoterapeuta, anzi, lo fa anche meglio (cit.) purché inventi dei nomi sufficientemente fantasiosi e depistanti con cui dire ai pazienti che fanno psicoterapia ma senza dirlo. L'unica cosa importante è non usare il termine psicoterapia perché "Psicoterapeuta" è solo un titolo onorifico e vuoto.
Inutile ribadire che in entrambe le posizioni ci sono delle verità: il problema degli estremismi è che sono estremi, non che sono falsi. Il buonsenso suggerisce di distinguere tra il piano formale e quello reale, altrimenti facciamo come quel tizio che alla domanda «Sei alto 2 metri?» rispondeva: «No, ho 34 anni».

Piano formale

Dal punto di vista della Legge (56/89) lo Psicologo è un professionista che può intervenire in molti ambiti (troppi, secondo il mio punto di vista). Sempre secondo la Legge, lo Psicologo non può fare tutto ciò che fa lo psicoterapeuta e ciò non significa che gli è vietato usare la parola psicoterapia ma significa che deve acquisire le competenze previste dalla Legge.

Ho letto al riguardo affermazioni ridicole, ad esempio che "solo lo Psicologo è una professione sanitaria, perché il Ministero della Sanità indica tra le professioni sanitarie Psicologo e non Psicoterapeuta". L'assenza di logica è inquietante: può diventare Psicoterapeuta solo chi è Psicologo o Medico. Ed entrambe le professioni sono professioni sanitarie. Cosa c'è di così difficile da capire? (ma probabilmente non è questione di comprensione ma un modo per sostenere l'abuso professionale e la mancanza di etica).

Piano reale

Inutile girarci intorno: chi esce da Architettura sa come costruire una casa; chi esce da Farmacia sa quali farmaci indicare o preparare; chi esce da Economia e Commercio sa come si compila il 730; chi esce da Scienze Infermieristiche sa come gestire un paziente. Chi esce da Psicologia, invece, ha la testa piena di "modelli" e "definizioni" ma non ha in mano nessuna professione.

Esistono le eccezioni, certo. Di fatto però il 90% dei laureati che superano l'Esame di Stato non sanno fare una beata fava, nonostante la Legge li dichiari "abili".
Di chi è la colpa? Perché lo Stato dà la licenza di uccidere a gente che non ha mira e non sa sparare, ma spesso non ha neppure le munizioni e la pistola? 
Io penso che ci siano responsabilità precise. Ma siamo in Italia, per cui come in Alice nel paese delle meraviglie tutti hanno vinto e tutti meritano un premio.

Cosa non è stato fatto e perché

Il film autocelebrativo per i 25 anni della professione nasconde il fatto che in questi 25 anni
  • gli interessi della lobby medica e della lobby baronale universitaria hanno creato una definizione volutamente vaga e imprecisa della professione;
  • non si è mai fatto nulla per riformare radicalmente l'iter formativo degli Psicologi mantenendo un livello di astrazione e incompetenza in tutte le varie riforme che si sono succedute in questi 25 anni;
  • sono stati foraggiati i potentati locali (i "fan club") delegando tutta la formazione alle scuole private;
  • non si è mai affrontato il discorso delle specializzazioni per ambiti (sessuologia, emergenza, sport...);
  • si è lasciato che interi settori della psicologia venissero spolpati dalle professioni pseudo-psy (coaching, counseling, grafologia, pedagogia clinica...) o dalla medicina.
Potrei continuare la lista, ma l'idea di fondo che vorrei trasmettervi è che questi nodi irrisolti sono dovuti fondamentalmente a 2 fattori:
  1. l'incompetenza: gran parte di coloro che ha gestito e gestisce gli Ordini e le cattedre universitarie non è psicologo o lo è diventato grazie alla sanatoria. Ciò era del tutto naturale nella prima generazione, quando ancora Psicologia non esisteva, oggi non lo è più.
  2. il conflitto di interessi: è fin troppo evidente che non si può riformare e potenziare l'iter formativo e la figura professionale dello Psicologo se si è direttori o docenti di una o più scuole di Psicoterapia e contemporaneamente si siede nel Consiglio degli Ordini o nelle Università.
Non finisce qui. Seguiranno numerosi altri articoli qui sul blog con cui tenerò di fare il punto della situazione. Intanto vi chiedo: condividete questa analisi? E cosa si può fare secondo voi per modificare lo status quo?
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Wallpaper Psy: originali sfondi per il computer dello psicologo

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Se emigrate in Francia o in Germania, vi sentirete italiani e sarete contenti quando incontrerete altri italiani. Se invece emigrate in Canada o in Cina, vi considereranno europei, proprio come noi consideriamo "americano" chiunque venga dagli USA, senza distinguere lo Stato da cui proviene (nonostante certi stati siano grandi due volte l'Italia). Forse, come suggeriva Eric Berne, occorre un pensiero marziano per considerare tutti gli uomini di tutte le nazioni come "razza umana".

Lo stesso vale per la Psicologia e Psicoterapia: malgrado esistano diversi "approcci", diverse "scuole" e diverse "correnti" (quelli che amo chiamare i "fan club") io sono da sempre convinto che la Psicologia sia una, e non quell'accozzaglia di teorie contrastanti e rivali che ci hanno insegnato a disprezzare o a venerare.

Resta il fatto che i diversi fan club di psicologia si fanno la guerra tra loro, stringono alleanze, celebrano matrimoni e divorzi e tutti, senza eccezione alcuna, difendono i propri confini e gettando olio bollente dalle proprie mura per custodire il Sacro Lascito e mantenere il Potere.

Visto così, il panorama attuale della Psicologia sembra un capitolo del Signore degli Anelli. Mi è sembrata divertente l'idea di tradurre tutto ciò graficamente per cui ho realizzato 3 wallpaper per psicologi che vi regalo molto volentieri, sperando che mentre li guardate sullo sfondo del computer o del tablet vi strappino un sorriso e vi ispirino qualche riflessione.


Trovate lo sfondo in tre versioni: "Old Map" è per chi ama le antiche pergamene polverose; "Vintage" è una versione per i nostalgici delle Polaroid; "Holo" è  indicato per chi ha amato Tron e lo stile Android vecchia maniera.


Wallpaper Psychology versione "Old map"

Schermo standard
. 1024 x 768
. 1280 x 1024

Schermo HD
. 2560 x 1600



Wallpaper Psychology versione "Vintage"

Schermo standard
. 1024 x 768
. 1280 x 1024

Schermo HD
. 2560 x 1600



Wallpaper Psychology versione "Holo"

Schermo standard
. 1024 x 768
. 1280 x 1024

Schermo HD
. 2560 x 1600
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Guarigione in psicoterapia: gatti e coccodrilli fanno il porco comodo loro

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Come diceva S. Agostino d'Ippona, se non mi chiedi cos'è la guarigione in psicoterapia lo so; ma se invece mi chiedi che cosa sia, non so rispondere.

Si può parlare di guarigione in psicoterapia?

Il concetto di guarigione è piuttosto semplice: siamo guariti quando non stiamo più male. Ma noi psicologi aborriamo i concetti semplici, ci stanno stretti, dobbiamo dare almeno una quindicina di definizioni diverse dello stesso fenomeno, possibilmente polemiche rispetto alle altre e tassativamente fondate su assunti dogmatici.

Ed ecco allora che in Psicologia la domanda più frequente non è «Come si può guarire?» ma «Cos'è la guarigione?». Persino i medici iniziano a dire che «I medici non guariscono le persone. Danno solo un aiuto perché le persone guariscano. Chi guarisce... è la persona stessa. È la forza di volontà della persona in questione!» (da Black Jack, un manga giapponese incentrato su un medico abusivo).

Si potrebbero versare fiumi e fiumi di inchiostro su questo argomento, e sono sicuro che ogni singolo psicologo e studente di psicologia abbia ottime ragioni e raffinati argomenti. Ma la realtà è che si tratta di pura e semplice fuffa. Niente di più.

L'autoguarigione

Ora vi spiego perché si tratta di fuffa. Ma prima una domanda:
Se incontrate vostra zia che vi dice "Mi sono operata al pancreas" le attaccate un pippone spiegandole che non è corretto dire che "si è operata" perché solo Rambo si può cucire il braccio da solo etc. etc. oppure vi informereste sulla sua salute e le dimostrereste la vostra vicinanza?
Questo per dirvi che quando avete amici a cena e uno di dice: «Sono grato al dottor Rossi che ha guarito mia figlia dal cancro» lasciatelo in pace: sa benissimo che il dottor Rossi non ha poteri magici e che si è limitato a fare la diagnosi e prescrivere la terapia. Sono la radioterapia e i farmaci antitumorali che hanno guarito sua figlia, anzi è l'organismo della bambina che ha guarito sé stesso usando le radiazioni ionizzanti etc.

Morale della favola: le battaglie con cui inorriditi praticate l'esorcismo a chiunque dica che gli psicoterapeuti "guariscono" sono perfettamente inutili.

La truffa

Il termine autoguarigione ci piace così tanto! Nessuno guarisce più, ce ne laviamo le mani, ah no, eh, noi non ce la prendiamo questa responsabilità, se il paziente sta bene o sta male è tutta colpa sua, noi non c'entriamo niente. Il medico, lo psicoterapeuta e i farmaci non fanno altro che favorire i processi spontanei di autoguarigione.

Ma se sono tutti processi di autoguarigione, perché il paziente non si guarisce da solo? Tradotto in termini più precisi, significa: perché non si fa la diagnosi da solo? Perché non decide da solo quali sono i farmaci più indicati? Perché non stila da solo il piano di trattamento?

Ma magari voi siete di quelli che pensano che la diagnosi non serve, che non c'è bisogno di conoscere le strategie terapeutiche, che non c'è alcuna necessità di formulare il caso o di tecniche di intervento. Magari siete di quelli che pensano che lo psicoterapeuta debba buttarsi alle spalle gli inutili anni di formazione e le ricerche scientifiche e debba solo seguire l'istinto in modo empatico.
Io la penso diversamente Ma se tu credi che sia così, onestamente, spiegami:
Se come psicoterapeuta non guarisci nessuno, perché ti fai pagare?
Quando una persona che soffre viene da voi, cosa pensate che si aspetti? Ve lo dico io: che la aiutiate a guarire. Nella definizione semplice che dicevano all'inizio: siamo guariti quando non stiamo più male. Non vuole stare più male, E viene da voi perché da sola non sa come fare a non stare più male. A dirsi "dipende da te" è capacissima anche lei.

Provate a immaginare: avete un mal di denti lancinante, la gengiva vi pulsa insopportabilmente, vi trascinate dal dentista dicendogli:
Dottore ho un male terribile, presto, me lo faccia passare!
Immaginate ora che il dentista appartenga alla setta dell'io-non-guarisco-nessuno e che si sieda e vi spieghi pacatamente:
Ma mia cara signora, io abbraccio la filosofia secondo la quale il medico non guarisce nessuno, può solo favorire le sue istanze endogene di cambiamento e di autoguarig....
Abbracci quello che le pare - urlereste voi - ma faccia qualcosa per farmi passare questo biiiip di dolore, brutto biiiip figlio di biiiiiip! (il dolore ai denti tira fuori il peggio di noi stessi, com'è noto).

Perché tanto fumo negli occhi?

Ora che vi ho spiegato che la discussione intorno al "guarire" è fuffa, vi dirò qual è la vera domanda:
 Come mai sprecare tante energie e circondare di una cortina di fumo così fitta l'argomento principale, cioè l'efficacia della psicoterapia
Io credo che in gran parte sia dovuto all'attaccamento ai fan club: se si usasse come principio l'efficacia della terapia c'è il rischio di dover mettere in crisi la fede cieca perinde ac cadaver che molti colleghi nutrono in questo o quel Caposcuola (rigorosamente con la maiuscola). Dovrebbero - orrore! - rinunciare a quella tecnica a cui sono tanto affezionati o a quel termine che proprio non possono farne a meno, piuttosto la morte.

Gran parte degli psicoterapeuti non sono pronti a diventare adulti. Hanno bisogno di un Padre, di un Fondatore, di un Caposcuola, di un Maestro di chiunque possa avere una Maiuscola che protegga loro, piccole lettere minuscole e indifese. Poi, sempre restando nel campo dei fan club, ci sono quelli che all'ombra di questi Fondatori ci hanno fatto carriera e sono diventati per osmosi fratelli maggiori e non sono disposti minimamente a mettere in pericolo il proprio potere e deporre lo scettro. Difendono con i denti ogni sillaba pronunciata dal Maestro e chissenefrega se sono efficaci dal punto di vista terapeutico e se guariscono effettivamente qualcuno, l'importante è conservare la sovranità nel loro piccolo mondo.

E mentre gli psicologi si azzuffano tra tifoserie e fanno crociate contro chiunque voglia guarire le persone che stanno male, i counselor, i pedagogisticlinici, i coach, i grafoterapeuti, i fioridibachisti, i thetahealer, i maghi, i santoni e le wannemarchi promettono guarigione e si pubblicizzano allegramente. Come diceva saggiamente Vulvia:
«È nato prima l'uovo o la gallina? Mentre i due non si decidevano gatti e coccodrilli facevano il porco comodo loro».


NB. mi rendo perfettamente conto che questo articolo è pieno di "Se... allora" - la struttura tipica del ragionamento logico. Troppo adulto. E mi rendo conto anche che è lungo, lunghissimo per gli standard del web: la maggior parte degli psicologi vedrà il titolo e passerà oltre, troppo faticoso, fosse stato di 6 righe o di 160 caratteri magari... Cinque o sei si sforzeranno a cliccare "mi piace" o +1 svogliatamente, senza neppure leggerlo. È la web generation, bellezza. 
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Neuropsicologi: una specializzazione utile o una distinzione superflua?

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Il neuropsicologo è un ibrido, come la sirena, il licantropo, l'uomo-koala e la sfinge: è metà psicologo e metà neurologo. Alcuni pensano che possa operare cervelli a cranio aperto, altri credono che sia solo un testista che somministra Torri di Hanoi e Wisconsin card a chiunque.

Il fatto è che pochissimi sanno cosa faccia di preciso un neuropsicologo. Si scrive pochissimi ma va letto "il 90% degli psicologi".

I neuropsicologi fanno parte di quell'ampia fetta di colleghi di cui ignoriamo l'esistenza. Eppure le competenze specifiche di un neuropsicologo, di un sessuologo, di uno psicotraumatologo, di uno psicologo dello sport etc. possono esservi utili per effettuare un invio mirato, per un consulto o per un lavoro in equipe.
Se ci fate caso, però, tutti i profili specifici che ho citato non sono riconosciuti come specializzazioni. No, l'unica specializzazione riconosciuta per gli psicologi è la psicoterapia. Migliaia di persone tutte specializzate nella stessa cosa.

Per buttarvi fumo negli occhi vi hanno raccontato che essere uno psicoterapeuta jungiano è diversissimo da essere uno psicoterapeuta della gestalt, o che avere in casa l'altarino di Lacan fa di voi psicoterapeuti diversissimi da un cognitivo-comportamentale, o che se ogni 5 parole usate 1 termine freudiano in tedesco siete diversissimi da uno psicoterapeuta strategico. Balle. Ma torneremo sull'argomento un'altra volta.

Intanto se appartenete a quel 90% di colleghi che non sanno cosa sia e cosa faccia un neuropsicologo guardate la videointervista che ho fatto a +Filippo Bianchini. La finalità rispetto alla quale ho realizzato queste interviste è duplice:
  1. far conoscere meglio i profili specialistici dei nostri colleghi (in questo caso quello del neuropsicologo);
  2. iniziare uno scambio di idee pubblico sul riconoscimento, la valorizzazione e la regolamentazione delle specializzazioni all'interno del nostro Ordine degli Psicologi.


→ Se anche dopo aver visto il video vi rimangono dubbi e curiosità, scrivete qui o nel gruppo +Psicologi nel Web dove i neuropsicologi potranno rispondervi direttamente.

→ Se sei dell'Ordine del Lazio, inserisciti nella mappa delle competenze specifiche

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