Una psicologia insostenibile

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Dovrei occuparmi della "psicologia sostenibile", dicono. Di che si tratta? Ora ve lo spiego.


Mi è arrivata una mail da parte dell'Ordine degli Psicologi del Lazio in cui mi si invita ad unirmi a un gruppo di lavoro per una Psicologia Sostenibile. La premessa è la seguente: siccome gli psicologi non possono più lavorare nei servizi pubblici come un tempo (lo psicologo è in esaurimento) e siccome il settore privato è composto generalmente dal professionista che propone tariffe troppo elevate, sarebbe utile puntare su progetti associativi (ad esempio cooperative o gruppi associati etc.) che generano una combinazione di professionalità ed economicità del tariffario più abbordabili per la popolazione generale. Da qui il modernissimo slogan di una "psicologia sostenibile”.
I Servizi pubblici, oberati di lavoro per via di un'alta domanda ed affanno a causa del blocco delle assunzioni di nuovo personale e di modelli organizzativi a volte obsoleti ed a compartimento stagno, si caratterizzano in genere per lunghi tempi di attesa, discontinuità degli interventi (molto lavoro viene svolto da tirocinanti e/o da personale precario) e difficoltà nell'elaborazione di un piano individualizzato (intervento centrato sul modello piuttosto che sul cliente). [il grassetto è mio]
A cosa si riferisce quest'ultima distinzione? Si tratta di una questione che è nata alcuni decenni fa e riguardava sostanzialmente i contrasti tra gli "esistenzialisti" e i "tecnici" (li chiamo così per semplificare). I primi rigettano una prospettiva troppo tecnica della psicologia clinica perché in questo modo i modelli psicoterapeutici si avvicinerebbero al paradigma delle scienze classiche con un prodotto finale piuttosto artificioso. I critici "esistenzialisti" oppongono una visione più sensibile alla unicità psicologica del paziente e alla specifica realtà culturale in cui vive, fattori che vengono trascurati dall'approccio troppo astratto e "riduzionistico" dei tecnici.

E poi, la questione è anche un po' più complicata dal fatto che "grandi menti" hanno ideato personalissimi modelli spesso antitetici fra loro, difesi dalle relative truppe e senza alcuna connessione con il mondo della ricerca. Guerre campanilistiche tra psicologi, più preoccupati a difendere il proprio modello che la realtà umana del paziente. Una questione un po' ingarbugliata che assomiglia di più per certi versi ad uno scontro tra comari.

Ma andiamo avanti. Il punto è che c'è una difficoltà seria nel gestire questa enorme matassa di storici problemi e gli uomini dell'Ordine ne prendono atto. Evitano di affrontarlo con opportune ricerche. Anzi fanno finta di niente e decidono che sia meglio l'approccio centrato sul cliente. Stop. Perché? Non si sa, forse hanno letto qualche articolo che confermasse le loro credenze (si parla in tal caso di confirmation bias). Forse. Ma andiamo a vedere gli obiettivi del gruppo di lavoro:
1. conoscere in modo dettagliato l'offerta attuale nel Lazio in particolar modo, ma non solo, di servizi psicologici che concepiscono un'idea di intervento in termini di sostenibilità;
2. promuovere e facilitare l'aggregazione di realtà professionali che condividono i principi della sostenibilità per assicurare garanzia e qualità degli interventi futuri, attraverso la formazione di "un'anagrafe degli erogatori dei servizi di Psicologia sostenibile";
3. migliorare la capacità di lettura del contesto sociale in cui si produce la domanda di Psicologia inevasa, sia da parte della nostra comunità professionale sia da parte dei pianificatori dei Servizi socio-sanitari;
4. promuovere la cultura dell'imprenditorialità sociale all'interno della nostra comunità professionale;
5. promuovere e sostenere la creazione di servizi di Psicologia e psicoterapia sostenibile con modelli centrati sull'utente più che su un singolo approccio teorico;
6. facilitare la visibilità e l'accessibilità dei servizi di Psicologia sostenibile presso Istituzioni e cittadini.
Il punto 1 suona strano. Gli addetti ai lavori dell'Ordine non conoscono l'offerta attuale? Cioè non sanno che esistono circa un centinaio di cooperative solo a Roma? Non conoscono come funzionano le associazioni onlus o le strutture deputate ai servizi psicologici e psichiatrici?

Il punto 2 lo possiamo saltare definendolo sostanzialmente burocrazia o "bisogna scrivere un punto 2".

Il punto 3 è insidioso. Quando mi dicono di "migliorare la capacità di lettura del contesto sociale" io vado in confusione. Non è scritto male, è basato su una logica di ferro. Sebbene scritto in una miscela di metafore e paradossi che significano tutto e il contrario di tutto, si intuisce che dietro ci sia una "forte" potenzialità. Anzi per inquadrarla meglio l'ho rovesciata così:
produrre una domanda inevasa di psicologia dal miglioramento della capacità di lettura del contesto sociale
Meglio? No? Ho capito, cari lettori spaesati, mi pare che sia arrivata l'ora che leggiate di più, sfogliate ripetutamente il libro di grammatica e vi esercitiate scrivendo qualche componimento (training che aiuta a sviluppare la comprensione del testo) da far correggere ad una maestra della scuola primaria per prendere consapevolezza del profondo messaggio nascosto dal punto 3.

Il punto 4 sottolinea una storica lacuna nella mentalità italiana, poco incline alla logica di mercato. Insomma, non siamo bravi come fanno le aziende farmaceutiche nel promuovere la giusta dose di molecole per risollevare l'umore o rimediare alle allucinazioni. Quindi lo psicologo, sebbene nella formazione accademica resti a digiuno di esperienza e pratica, necessita in effetti di ulteriore indottrinamento manageriale perché possa fondare servizi psicologici sostenibili in una realtà sociale già satura di cooperative e associazioni. Apro una parentesi: ma l' Ordine degli psicologi laziali mi trolla? chiudo la parentesi.

Il punto 5 ripropone il tema dei tecnici vs gli esistenzialisti, già accennato sopra. Ah se mi chiedete quali sarebbero gli approcci centrati sul cliente, la risposta è facile: non esistono. Come sarebbe a dire? Già, ma voi pensate davvero che la distinzione retorica tra approcci centrati sul cliente o sul modello siano davvero reali? Queste distinzioni appartengono ad un dibattito piuttosto vecchiotto che viene tirato fuori all'occorrenza per chi vorrebbe fare ricerca senza eseguire alcun esperimento ma leggendo l'abstract di qualche papero filtrato da qualche bibliografia.

Il punto 6 è un modo sorridente per chiudere con gli obiettivi.

Ma prima di concludere la mia avventurosa interpretazione del progetto sulla psicologia sostenibile, ancora un'annotazione. Riguarda un passaggio spiazzante. Leggete voi stessi:
Valore generato (valore generato? Ma perché non siete così sistematici con ricerche empiriche invece che con questi strampalati proclami zoppicanti da tutte le parti)
Gli psicologi iscritti
- Opportunità di creare reti di organizzazioni o gruppi professionali che iniziano a condividere principi e modelli organizzativi di intervento rispetto ad ambiti e spazi di mercato nei quali oggi non appare esserci una vera e propria offerta di servizi psicologici;
- Maggiore visibilità e opportunità di promozione;
- Aumentando l'offerta di servizi psicologi ad un'utenza più ampia aumentano le opportunità di lavoro.
Maggiore visibilità e opportunità di promozione? Se non ho frainteso, chi lavorerebbe al gruppo di lavoro deve attendersi la celebre "MAGGIORE VISIBILITÀ E OPPORTUNITÀ DI PROMOZIONE"? Insomma, la stessa deprimente abitudine delle proposte di collaborazione di blog e siti o case editrici che trattano di psicologia, o un po' come perfino alcune strutture pubbliche e private fanno con la proposta indecente della "visibilità" nel proprio curriculum (senza remunerazione, cioè gratis)

Ecco, se persino l'Ordine degli Psicologi del Lazio ti offre maggiore visibilità e opportunità di promozione, allora siamo proprio alla frutta.

Anzi, siamo proprio fottuti.

Link al progetto sostenibile
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L'assicurazione CAMPI scade tra pochi giorni: ecco come rinnovarla

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La RC Professionale CAMPI scade  per tutti il 31 ottobre 2014. Rinnovarla è semplice e veloce.

«Ricordati che devi morire!» «Va bene...» «Ricordati che devi morire!» «Sì, sì... no... mo' me lo segno...».

Informazione di servizio per tutti gli psicologi che lavorano come liberi professionisti (cioè che hanno p.Iva e hanno emesso almeno una fattura) e che hanno scelto di sottoscrivere la RC Professionale obbligatoria con CAMPI: oltre a ricordarvi che dovete morire, vi ricordo che il 31 ottobre 2014 scade la vostra assicurazione, anche se l'avete sottoscritta a luglio, ad agosto o 3 settimane fa.

Probabilmente in questi giorni vi sarà arrivata l'email che vi ricorda la scadenza. A me e ad altri colleghi non è mai arrivata (vabbè, si paga poco, non pretenderete che chi lavora in segreteria sia pure efficiente, no? Accontentatevi del restyling del sito con le foto di Alle falde del Kilimangaro!).

Arrivata o no, dovete comunque rinnovare l’adesione annuale che decorrerà dalle ore 24 del 31 ottobre 2014 e scadrà il 31 ottobre 2015 (se aderite dopo il 31 ottobre pagate lo stesso fino al 31 ottobre 2015).

Buon rinnovo!
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Guadagni poco come psicologo? Peggio per te. Ecco come potrebbero essere i nuovi minimi

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Quanto dovranno pagare gli psicologi che oggi hanno il regime del 5%? E quanto pagheranno i colleghi che si iscrivono domani?

Innanzitutto: no panic! Fai un bel respiro, chiudi gli occhi, espira, visualizza un'immagine di calma e di serenità, senti gli uccellini azzurri che twittano tra le fronde e il gorgogliare del ruscello nella valle degli orti. Sei calmo?
Ok, parliamo di come potrebbe cambiare il regime dei minimi ma tieni presente che queste modifiche non sono entrate in vigore, per cui non dovrai pagare "da domani" come alcuni hanno scritto nei giorni scorsi. La Legge deve essere ancora approvata definitivamente. Il panico è rimandato per ora.

Ecco come stanno le cose in sintesi

Adalberto, giovane psicoterapeuta, ha aperto la Partita Iva due anni fa e pagherà il 5% di tasse per i primi 5 anni. [No, l'Enpap non c'entra niente, parliamo di tasse allo Stato] Può dedurre le spese e finché non supera i 30.000€ resterà nel regime dei minimi.

Mariageppa, invece, aprirà la P.Iva a gennaio: se passa questa Legge di Stabilità, Mariageppa pagherà il 15% di tasse, non potrà dedurre praticamente nessuna spesa. In compenso, questo nuovo regime dei minimi non dura 5 anni ma finché non sfora il tetto dei 15.000€.

La buona notizia è che Adalberto e tutti quelli che sono già nel regime dei minimi potranno continuare a pagare il 5% perché possono scegliere se cambiare o no. La cattiva notizia è che forse poi, quando scadono i 5 anni, non potranno accedere ai nuovi minimi (15%) neppure se guadagnano meno di 15.000€.

Se volete scegliere l'attuale regime dei minimi sbrigatevi ad aprire la P.Iva entro dicembre 2014. Ma in ogni caso non preoccupatevi: nei prossimi anni queste norme le cambieranno altre 200 volte sicuramente. Sennò rischiamo di capirci qualcosa.





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Lo sconto è un attentato alla professione?

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Chiedere uno sconto per le sedute di sostegno psicologico o di psicoterapia: è una svalutazione della professione o una richiesta legittima?

Trovo l’idea per questo articolo da un post di +Christian Giordano su una pagina FB per psicologi. Con la solita ironia dichiarava che si è psicologi se almeno una volta una paziente ci ha chiesto uno sconto per la terapia dopo aver tirato fuori un fiammante iPhone da una borsa firmata da millemila euro.

Sotto, nei commenti, si è scatenato l’inferno con affermazioni di ogni tipo, da «Dovremmo interrogarci sul perché epistemiologico e catecontico della domanda come assurzione ed epifania del sintomo…» a «Voglio proprio vedere se ad un medico lo avrebbero chiesto (Uéééé-UUUéééééé)», fino a discutere serissimamente di prassi cliniche adeguate a fronteggiare il chiaro disadattamento psichiatrico di una persona portatrice di questa infame richiesta. Franti, l’infame che sorrise.

Io, che psicoterapeuta non sono, e che quindi non associo emotivamente alla domanda di sconto un’idea svalutativa della professione mi chiedo:
Perché la domanda non può essere semplicemente quello che è? È tanto inconcepibile che una persona chieda se su un percorso lungo e oneroso ci sia la possibilità di risparmiare qualcosa?
Lavorando frequentemente si possono spendere in scioltezza 2800€ l’anno stando su una cifra abbastanza verosimile. Tu puoi avere anche un’idea di utilità spaziale della terapia, ma tirare fuori quella cifra è un problema per la stragrande maggioranza degli italiani.

E poi, noi psicologi non siamo i primi a indignarci ad alti lai per l’esorbitante costo della nostra formazione continua, delle scuole di psicoterapia, delle supervisioni?
Giuro che non capisco perché noi siamo da compatire e gli altri no.

Persino in campo medico si sono attrezzati per rispondere meglio alle richieste di minor impatto economico con studi dentistici associati dove la stessa attrezzatura è usata da più professionisti o con studi associati dove liberi professionisti condividono i costi di gestione. La sanità privata prospera. Sarà solo perché gli utenti non ci capiscono che noi arranchiamo? È utile mettersi nella posizione delle vittime che, pur offrendo un magnifico servizio, non sono comprese dalla plebe?

Credo potrebbe essere utile cominciare a ragionare di accessibilità ai servizi psicologici senza pregiudizi e con una logica collaborativa fra professionisti. In medicina funziona perché ognuno ha la sua specializzazione, la sua nicchia di utenti: se sono ginecologo, mi trovo un neurologo, un andrologo e una fisioterapista e avvio uno studio senza competizione o sovrapposizioni e anzi con reciproci invii.

Da noi non funziona, perché siamo differenziati per scuole di pensiero più che per specialità... Spesso condividiamo le stanze degli studi ma non in una logica di marketing collaborativo e fecondo gli uni per gli altri. Questo credo faccia parte di un percorso di cambiamento della professione, sempre più urgente.

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L'immobile di via della Stamperia e il rinvio a giudizio di Arcicasa, Conte e Verdini

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Un approfondimento sui fatti di via della Stamperia alla luce del rinvio a giudizio di Angelo Arcicasa. Cosa si sta facendo oggi e dove sta andando l'Ente che gestisce le nostre pensioni. 

Ero convinto che della faccenda del Palazzo di Via della Stamperia fossero a conoscenza anche le pietre ormai. E invece.

I fatti di via della Stamperia

Nei giorni scorsi tutti i giornali e i telegiornali hanno titolato: "Verdini indagato per un palazzo in via della Stamperia". Al numero 8 di via della Stamperia c'è una delle sedi della Presidenza del Consiglio. Il numero 64 invece ci riguarda direttamente perché appartiene a noi Psicologi. Alcuni colleghi sono riusciti a dribblare tutte le notizie al riguardo e se gli parli dell'Enpap, di Arcicasa e di via della Stamperia cadono dal pero. Vediamo sinteticamente di cosa si tratta (→ qui il mio articolo di 2 anni fa):
  • nel 2008 l'immobile in via della Stamperia è costato 14,4 milioni di euro;
  • nel 2011 Conti, senatore PDL, lo acquista a 26,5 milioni di euro la mattina;
  • nel pomeriggio Conti lo rivende per 44 milioni di euro ad Angelo Arcicasa, presidente dell’Enpap (cioè dell'Ente che dovrebbe gestire i soldi delle nostre pensioni e della nostra previdenza).
In pratica, nel giro di poche ore il costo è passato da 26 milioni passa a 44. Un aumento di 18 milioni di euro. Che neppure alle aste di Christie's i prezzi aumentano così tanto.
L'accusa dice che Arcicasa acquistò il palazzo (coi soldi nostri) dalla società Estatedue del senatore Conti, facendo quindi una truffa ai danni dell'Enpap (cioè a noi) spartendosi i 18 milioni tra di loro e dandone un po' anche a Verdini.

Arcicasa, Conte e Verdini saranno processati il 9 gennaio 2015 davanti alla ottava Sezione penale. Verdini tuttavia smentisce di essere stato rinviato a giudizio.

Le mie riflessioni sui fatti

Il coinvolgimento dell'Enpap ha gettato discredito su tutta la categoria. Noi non c'entriamo niente, è ovvio, ma dato che sui giornali e nelle tv non parlano mai di noi Psicologi, se l'unica volta in cui ne parlano è accostandoci a termini come "truffa" "corruzione" "Verdini" etc. non ci facciamo una gran figura. Fortuna che la +SIPAP  ha fatto gli spot in tv in cui riabilita un po' la nostra immagine!

È consolante che sia stato rinviato a giudizio solo Arcicasa e non decine di consiglieri e funzionari dell'Enpap. È consolante perché significa che è l'errore di una singola persona e non di tutto il sistema (o potrebbe significare che hanno beccato solo lui con le mani nella marmellata e gli altri l'hanno fatta franca, non lo possiamo sapere).
Però a questo punto mi pongo alcuni interrogativi:
  • Com'è possibile che una persona sola potesse disporre di tanto potere?
  • Com'è possibile che non ci siano stati meccanismi di controllo?
  • A cosa è servito pagare migliaia di euro tanta gente (5 nel consiglio di amministrazione, 44 del consiglio di indirizzo generale e 10 nel collegio dei sindaci, più decine di dipendenti e consulenti vari) se poi di fatto sono solo "decorativi"? 
Perché finché non succedono i crack finanziari e non escono fuori le magagne, sono tutti geni della finanza e fanno tutto "solo e unicamente per il nostro bene". Si scopre che non è così quando ormai è troppo tardi. La soluzione? Fare in modo che non ci si arrivi al "troppo tardi".

AP già prima delle elezioni si era impegnata a limitare il potere del Presidente e rendere più trasparenti le operazioni dell'Ente. L'attuale governo dell'Enpap sta mettendo mano allo statuto per impedire che si verifichi un Via della Stamperia 2. Da quando entreranno in vigore le nuove regole la compravendita e gli investimenti dovranno passare diversi step e diversi controlli a più livelli.

L'aver fatto parlare i media per la Call For Ideas e i Social Impact Bond - al di là delle perplessità sul progetto (Call for Ideas: meglio inviare il proprio progetto o tenerselo?) - ha permesso di riabilitare il nome dell'Enpap, accostandolo a termini come "innovazione" e "impegno sociale". 
Che rispetto a prima è un gran passo avanti.

Alcune riflessioni extra

La faccenda di Via della Stamperia secondo me, oltre alle responsabilità individuali di Arcicasa & co., ha messo in luce alcune debolezze del sistema. Le strade possibili sarebbero 2: riformare il sistema o sostituirlo. Un po' come per il Senato della Repubblica e le Province.
L'attuale gestione Enpap percorre la prima strada - ed è ovvio e doveroso che sia cosi. Del resto penso che non ci sia altra scelta: come categoria non possiamo scegliere se avere una cassa nostra o passare all'Inps.

Come molti lettori di FarePsicologia sanno, io penso che invece sarebbe meglio non esistessero le casse private e che la gestione della previdenza fosse fatta dall'Inps, ovviamente non dall'Inps attuale con le regole attuali: ci vorrebbe una riforma dell'Inps che renda più flessibile la contribuzione (ad esempio consentendoci di scegliere tra diverse percentuali di versamento: il 15%, il 25%, il 50% etc.) e che includa rappresentanti delle singole categorie (negli uffici che si occupano dei medici ci dovrebbero essere rappresentanti eletti dai medici, dove si occupano degli psicologi ci dovrebbero essere rappresentanti degli psicologi etc.)

Per come la vedo io, questa soluzione avrebbe moltissimi vantaggi «...ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta» (Michael Ende)
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