Qualcosa è cambiato!

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Il nuovo CNOP ha preso posizione in modo concreto e chiaro rispetto al counseling. Ecco in che modo.


Finalmente! Viene voglia di urlarlo al mondo!!

Finalmente il CNOP ha deciso di prendere una posizione precisa, seria, definita in materia di Counseling e tutela della professione di Psicologo. Finalmente, dopo anni, per la prima volta, possiamo sentirci tutelati dal nostro Ordine! Questo articolo vuole rimarcare proprio il fatto che non c’è sempre la voglia di criticare, di andare contro, di fare polemica, ma che molto più spesso, invece, sarebbe bello poter scrivere: "Finalmente!!".
Ma andiamo per gradi, per cercare di spiegare cosa è successo, partendo, appunto, dal motivo del nostro entusiasmo.

Come accennava il collega Christian Giordano nell’anticipo di ieri, il 14 novembre 2014 il CNOP ha depositato un ricorso al TAR del Lazio in cui si sostiene che il counseling è un'attività riservata per Legge alla professione di Psicologo e, quindi, non può essere applicata la Legge 4/2013 (elenco delle associazioni professionali non regolamentate in ordini o collegi). Questo ricorso indica una linea precisa che il CNOP ha deciso di seguire e cioè che il Counseling venga inserito, senza se e senza ma, all’interno delle specializzazioni post lauream della Laurea in Psicologia [ndr. l'obiettivo sembra essere di far considerare "counseling" e "sostegno psicologico" come sinonimi, finora non è stato comunicato che si voglia creare una specializzazione post-lauream].

Quello che ad alcuni potrebbe sembrare ovvio e scontato, purtroppo, non lo è. Attualmente i corsi di Counseling non sono affatto riservati ai Laureati in Psicologia, ma aperti a tutti. Possono frequentare i corsi di Counseling laureati in Ingegneria, Fisica, Geologia, Giurisprudenza etc., laureati triennali in Psicologia, diplomati... Una sorta di gran bazar in cui tutti, ma proprio tutti, possono decidere, all'improvviso, di sperimentarsi. Alla fine di questi corsi di 2 o 3 anni, poi, possono esercitare tranquillamente la “Professione di Counselor”. Ma a quale professione facciamo riferimento, nello specifico? Di quale formazione stiamo parlando?

Farei un passo indietro per ricordare la formazione dello Psicologo: Laurea quinquennale in psicologia, tirocinio post-lauream di 1 anno, Esame di Stato. Vorrei inoltre ricordare la formazione dello Psicoterapeuta: Laurea quinquennale in Psicologia, tirocinio post-lauream di 1 anno, Esame di Stato, specializzazione post-lauream riconosciuta, universitaria o privata, della durata almeno 4 anni (percorsi formativi normati dagli artt. 2 e 3 della L. 56/89).

Può essere molto utile fare riferimento al quadro normativo, perché ci dà un’idea precisa e immediata di come una professione debba essere regolamentata. Vorrei quindi continuare ricordando l’art. 1 della L. 56/89: "Ordinamento della professione di psicologo", la legge 170/03 in materia di attività tipiche dello psicologo, il nomenclatore-tariffario degli Psicologi che contiene una precisa sezione chiamata appunto "consulenza e sostegno psicologico" e il Decreto 24 luglio 2006 in merito al "riassetto delle scuole di specializzazione di area psicologica" che specifica quali sono le specializzazioni riservate esclusivamente alla Psicologia. Tra queste specializzazioni ne compare una universitaria che si chiama: "Valutazione psicologica e consulenza (counseling)". Ma guarda un po’!

Il “counselor”, in tutto ciò, non trova riconoscimento nella legge 56/89, né in altre leggi dello Stato. La bravura con cui i Counselor spesso rimarcano le differenze esistenti tra le loro “professionalità” e quelle degli psicoterapeuti, vengono totalmente e miseramente a cadere (e infatti si guardano bene dal farlo!) quando devono essere rimarcate le differenze esistenti tra loro e gli Psicologi. Il motivo è semplice: la consulenza (counseling) è materia psicologica! La sovrapposizione è plateale, evidente, lapalissiana! È stato inoltre più volte sottolineato come il termine "counseling" sia un neologismo dal significato oscuro per la maggior parte dell’utenza e questo rischia di generare confusione.

Chi legge, quindi, si potrebbe chiedere: "Qual è il motivo di tanto rumore?".

Il motivo di tanto rumore sta nel fatto che "formare" ad una professione inesistente eserciti di diplomati, laureati triennali e laureati in altre facoltà è un business enorme! Formarli in 2 o 3 anni, lo è ancor di più visto il quantitativo di persone che si possono immettere sul mercato nella metà della metà del tempo, in quantità doppia, con il doppio del guadagno! E in barba all’etica, alla deontologia professionale, ai principi di colleganza e spesso anche a quelli che dovrebbero legare il rapporto tra docente e discente, beh, in barba a tutti questi principi, spesso a formare questo esercito sono proprio Psicologi, Psicoterapeuti, Scuole di Specializzazione in Psicoterapia, all'interno delle quali vengono organizzati corsi ad hoc per i Counselor!

VENGHINO, SIORI, VENGHINO!

Avete idea di quanto può essere demoralizzante essere un terapeuta in formazione in una Scuola di Specializzazione che al piano di sopra forma futuri Psicoterapeuti e al piano di sotto forma futuri Counselor (non laureati in Psicologia)? Avete idea di quanto possa essere pericoloso permettere a persone non qualificate di poter esercitare una professione che mette inevitabilmente a contatto con disagi e disturbi che richiedono competenze specifiche?

Al centro di questa battaglia, ci sono valori profondi che vanno ben al di là della difesa del proprio orticello, come qualcuno ha, per propria convenienza, insinuato. Valori che parlano di etica, di deontologia, di tutela dei cittadini. Tutti valori che molti colleghi, psicologi e psicoterapeuti, non hanno pensato due volte a tradire, ragionando molto più comodamente in termini economici. Forse questo è il motivo per il quale anche per una cosa così banale come la modifica dell’art.21 del Codice Deontologico si è dovuta fare una dura battaglia!

Il CNOP ora, prende definitivamente posizione e noi vogliamo applaudire e ringraziare per questo passo! Il ricorso al TAR non è solo un chiaro messaggio al mondo dei counselor, ma anche e soprattutto a chi, all'interno del mondo della psicologia, forma counselor che non siano Laureati in Psicologia! I colleghi ora conoscono molto bene la linea seguita dal CNOP e, ora, la conoscono molto bene anche le Scuole di Specializzazione in psicoterapia le quali, invece di anticipare i tempi imponendo l’accesso a questi corsi solo a laureati in Psicologia, fanno resistenza e si oppongono con ogni mezzo.

Nel sostenere, quindi, l’azione portata aventi dal CNOP, ci auguriamo, in futuro, prese di posizione più dure e definite anche da parte di tutti i singoli Ordini Regionali! E speriamo che questo sia un primo, importante passo verso un riconoscimento definitivo della nostra professione che possa finalmente metterci al riparo da ogni tentativo di inserimento, intrusione e speculazione da parte del Coach o del Counselor di turno.
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Je suis CNOP

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Facciamo sentire il nostro sostegno al CNOP per l'azione di tutela che stanno portando avanti. Je suis CNOP!


Pochi ne parlano, ma l'Ordine degli Psicologi è sceso in campo per tutelarci. Evviva!

In breve: il 14 novembre 2014 il CNOP ha depositato un ricorso al TAR del Lazio in cui si sostiene che il counselling è un'attività riservata per Legge alla professione di Psicologo e, quindi,  non può essere applicata la Legge 4/2013 (elenco delle associazioni professionali non regolamentate in ordini o collegi).

Domani (spero) il collega Francesco pubblicherà un approfondimento su questa vicenda. Non perdetevelo!

Intanto mi piacerebbe sapere da voi colleghi:
  • Siete d'accordo col ricorso del CNOP?
  • E cosa ne pensate degli Psicologi pro-counseling che andranno in tribunale contro la loro stessa categoria professionale? 



Baciare, respirare, tutelare, promuovere, camminare avvengono senza neanche accorgertene (cit. Fineco). A volte però, oltre a segnalare (giustissimamente!) le cose che non vanno o che faremmo diversamente è bello fare il tifo per la propria categoria e far sentire il nostro sostegno.
Counseling? Je suis CNOP!
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Pregiudizio su Psicologi e Psicoterapeuti? Ecco 4 idee concrete per promuovere la professione

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Il CNOP è indeciso su quali azioni intraprendere? Suggeriamogliene alcune concrete ed efficaci.


Fulvio Giardina, il Presidente degli Psicologi Italiani presenziando alla Settimana del Benessere Psicologico organizzata dall'OP Campania ha dichiarato:
«La mia intenzione è quella di estendere su base nazionale questo percorso avviato in Campania: porterò quindi questa esperienza al Consiglio nazionale, anche per fare in modo che le città più piccole si rafforzino e che i professionisti che operano in questi contesti si sentano tutelati e rappresentati al meglio"».
In questi giorni, discutendo del caso del counselor che curava schizofrenici e depressi e della finta psicologa ipnostista che prescriveva psicofarmaci, con molti colleghi ci chiedevamo: cosa potremmo fare?

I poveri pazienti truffati dal counselor erano convinti che il diploma di Counseling Gestaltico Olistico Teosofico Integrato o il Master quarto dan in PNL stampato in pelle umana con firma svolazzante di Bandler, l'attestato di 18° livello di Theta Healing Cristalloterapico Motivazionale e altre pergamene farlocche simili autorizzino davvero a curare depressione e schizofrenia!

Ecco, allora, una delle cose che possiamo fare: pretendiamo che il CNOP e gli Ordini regionali con i nostri soldi si facciano ideatori e promotori di iniziative pubbliche ed efficaci, realizzate in modo trasparente (non dando soldi ai soliti amici degli amici che poi fanno baracconate inguardabili). Cose insomma che avvicinino la gente e che abbattano gli stereotipi su Psicologia e Psicoterapia.

Basta con i Convegni che per entrare devi avere 5 lauree tra cui una in feanoriano klingon sumerico, basta con le Tavole Rotonde con i relatori incartapecoriti che hanno ancora le ragnatele dell'ultima Tavola Rotonda, basta con gli Incontri Tra Potenti Della Terra rettori, assessori, imprenditori, appaltatori, commendatori con foto da Rotary e strette di mano più finte di una Gucci cinese che non portano a nessun cambiamento per la categoria!

Per carità: ricerca, convegni scientifici e dialogo con le istituzioni non sono solo utili: sono vitali! Ma in questi 25 anni si è fatto solo quello e si è fatto male, tant'è che non abbiamo ottenuto molto come categoria, no? Vedete leggi a nostro favore? Vedete più lavoro per noi psicologi nei territori? Vedete senatori o deputati psicologi?
Ordunque, oltre a fare meglio il dialogo con la politica e la confindustria iniziamo a chiedere all'Ordine (CNOP) di fare iniziative "popolari", che arrivano alla gente e cambiano la cultura dal basso.

Alcuni suggerimenti?

Ve ne indico solo 4, preferisco che siate voi colleghi a tirare fuori le vostre idee geniali. Noi psicologi siamo creativi e abbiamo pensiero laterale da vendere: mettiamolo a frutto!


Settimana/Mese della Psicologia a livello nazionale

Non si dovrebbe partire da zero: esistono già il mese del benessere psicologico della SIPAP, il MIP - maggio di informazione psicologica, la Settimana del Benessere Psicologico dell'Ordine della Campania... Insomma, basterebbe creare un programma solido a partire da questo bagaglio prezioso di esperienze sul territorio ed estenderlo a livello nazionale.
Vantaggio: avvicinare l'utenza ai professionisti, rendere visibile la "presenza territoriale", facilitare l'accesso alle risorse psicologiche
Un mio suggerimento: evitare di trasformarlo nella "svendita della psicologia" o nei "grandi saldi della consulenza psicologica" e far sì che sia un'opportunità non solo per i clienti ma anche per gli psicologi.

Giornata del Benessere Psicologico
Esiste la Giornata della Memoria, la Giornata del tumore al seno, la Giornata dell'Igiene dentale, la Giornata dell'Impotenza, la Giornata del brufolo sul naso... Come mai non esiste una giornata della psiche? Perché finora il CNOP - che è l'interfaccia tra noi e lo Stato - non l'ha realizzata.
Vantaggio: sensibilizzare l'opinione pubblica, dare visibilità alla professione.

Pubblicità
La pubblicità del gomitolo di lana nella clessidra (ve la ricordate?) è stata un buon inizio. Ora, caro CNOP, fai in modo che non muoia lì ma che ci siano pubblicità periodiche su carta stampata, cartellonistica, tv etc. Se la SIPAP, che è un'associazione privata neppure tanto numerosa, è riuscita a realizzare spot televisivi, il CNOP deve poter fare molto di più! Se serve un piccolo "obolo" aggiuntivo dagli Ordini regionali lo chieda, se i nostri 160€ vanno per queste cose avete il nostro OK fin da ora!

Video divulgativi da diffondere su social 
Video semplici, brevi, efficaci come quelli di +Emanuele Rapisarda o di +luca mazzucchelli, per fare esempi noti. Non rivolti a professori con 12 master a Yale ma documentati e capaci di diventare virali.

In questo modo i poveri pazienti del ciarlatano di turno sapranno distinguere da soli tra delinquenti e psicologi veri. E li denunceranno loro, dopo averli presi a pedate!

PS. Presidente Giardina, a Novembre 2014 hai preso questo impegno. Ti teniamo d'occhio.




PS2. Cari lettori, sto pensando a una rubrica qui sul blog in cui controllare periodicamente prendere impegni, punti programmatici e promesse del CNOP segnalando: se li stanno realizzando, come li stanno realizzando e quanto ci mettono a realizzarli. Una forma di "controllo dal basso", che è la spina dorsale di tutte le democrazie. Che ne dite? Il titolo della rubrica potrebbe essere:
  • "Fiato sul collo" - titolo street style, un po' aggressive
  •  "Come è andata a finire?" - ispirato alla rubrica di Report (Milena Gabanelli)
  •  "Status quaestionis" - titolo colto, per darsi un tono
Tutti potete partecipare segnalando le situazioni o scrivendo brevi articoletti in cui confrontare il "pre" e il "post".
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PETIZIONE per rendere facoltativa la visibilità del proprio indirizzo personale sul sito web dell'Ordine

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Firma anche tu la petizione per rendere facoltativa la visibilità del proprio indirizzo nel sito web dell'Ordine.


Cari colleghi, l’Ordine Psicologi del Lazio obbliga gli iscritti a diffondere pubblicamente il proprio indirizzo sul sito (→ vedi articolo).

Ai colleghi che hanno chiamato o scritto, l'Ordine ha ribadito che è obbligatorio mostrare l'indirizzo sul sito, e se non si ha un domicilio professionale... tanto peggio. Nel confronto su Facebook il Consiglio ha scelto di non dialogare. Probabilmente l'Ordine, essendo un'istituzione, necessita di una richiesta più formale e collettiva.

Sottoscriviamola e diffondiamola a tutti i colleghi affinché venga data a tutti la possibilità di scegliere se mostrare tutto l'indirizzo o solo il comune di residenza.

SOTTOSCRIVI LA RICHIESTA

Leggi il testo della petizione e sottoscrivila inserendo i tuoi dati in questo modulo: 





Testo della Petizione

Spettabili Consigliere e Consiglieri dell’Ordine degli Psicologi del Lazio,

a seguito di richieste di poter rendere facoltativa la visibilità sul sito Internet dei dati relativi al proprio indirizzo è stato risposto dai Vostri uffici che la pubblicazione dei dati contenuti sull’Albo online è obbligatoria ai sensi del Decreto Legislativo n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati Personali), e in particolare al Capo II (Registri Pubblici e Albi Professionali), art. 61, comma 2, e ai sensi dell’art. 10, comma 4 della Legge n. 18 febbraio 1989, n. 56 (Ordinamento della professione di psicologo).

Al riguardo ritengo opportuno porre alla vostra attenzione la distinzione tra l'obbligo di inserimento («devono») e il permesso di diffusione («possono») che si evince dal citato DL 196/2003: «i dati personali [...] che devono essere inseriti in un albo professionale [...], possono essere [...] diffusi, ai sensi dell’art. 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica».

L'Ordine dà la possibilità di pubblicare un indirizzo diverso da quello di residenza, coincidente con un domicilio professionale (Legge 526/1999) ignorando che questa opzione è possibile solo a chi al momento dell'iscrizione all'Albo o in seguito ne ha uno, costringendo di fatto a indicare il proprio indirizzo personale.
Altri Ordini (Toscana, Lombardia...) consentono di mostrare solo il comune di residenza e lasciano scegliere se mostrare dati ulteriori. Non si vede l'utilità di difendere tanto tenacemente la scelta di esporre il recapito personale ad aziende o privati che possono usarlo per fini indesiderati o molesti.

La nostra richiesta è pertanto quella di valutare la possibilità di rendere facoltativo al singolo iscritto se mostrare solo il comune di residenza oppure l'intero recapito.

Nella speranza che saprete accogliere e valutare adeguatamente la nostra proposta e sapendo di poter contare sulla disponibilità ad un sereno confronto, rimaniamo in attesa di un Vs cortese riscontro.



Aiutaci a diffondere la petizione sui Social e tra i colleghi!

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Psicologo, SO DEVE ABITI. Nel Lazio il vostro indirizzo personale può essere visto da chiunque

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L'indirizzo di casa vostro, dei vostri genitori o delle vostre coinquiline potrebbe essere consultabile da chiunque sul sito dell'Ordine. È davvero obbligatorio diffonderlo pubblicamente? E cosa si può fare? 

Provate a controllare: se siete iscritti all'Albo degli Psicologi del Lazio è probabile che il vostro indirizzo di casa sia visibile a chiunque sul sito del vostro Ordine.

Com'è possibile?

Perché lo avete comunicato voi quando vi siete iscritti all'Albo. Probabilmente non sapevate che sarebbe stato reso pubblico, ma invece è così. La situazione è grave perché gran parte degli psicologi fornisce l'indirizzo di residenza, anche perché al momento dell'iscrizione solo lo 0.001% ha già uno studio, una p.Iva e un domicilio fiscale.

Il rischio generale: non credo sia necessario spiegare perché sia poco prudente dare l'indirizzo dei propri genitori o di casa vostra in cui abitate con i vostri bambini.

Il rischio per gli psicologi: rispetto a chi si occupa di marketing, aziende o altri settori, per gli psicologi clinici e gli psicoterapeuti - cioè la maggior parte degli iscritti - si profila un serio problema di confini. E anche di sicurezza per chi lavora, ad esempio, con psicotici o con stalker. La delicatezza delle relazioni tra paziente e psicologo non possono essere trascurate proprio dall'Ordine.

Cosa risponde l'Ordine del Lazio?

Parlo dell'Ordine del Lazio non solo perché è quello al quale sono iscritto, ma perché ho speso qualche minuto a controllare sui siti degli altri Ordini e mi sono accorto che molti non inseriscono gli indirizzi. Il discorso comunque vale anche per tutti gli altri che lo inseriscono.

Molti miei colleghi hanno chiamato o scritto all'Ordine chiedendo di non far comparire l'indirizzo personale.

La risposta data dall'Ordine - molto fredda e burocratica in realtà - è che non stanno violando alcuna legge o regolamento dell’Ordinamento giuridico italiano. E che se vogliono possono cambiare indirizzo mettendo quello dello studio.
Ma che risposta è? Possibile che non riescano a comprendere lo spirito della domanda? Il problema non è se siamo a posto con le Leggi e i regolamenti, il problema è la preoccupazione e il senso di invasione della propria intimità!

A quell'indirizzo spesso vivono i propri genitori, i propri bambini, le persone care, magari è l'appartamento condiviso con le proprie amiche...

Ovviamente questo non significa che possiamo fregarcene delle Leggi e degli Ordinamenti. L'Ordine dice: "Non possono farci niente, siamo obbligati" e aggiungono che anzi ci fanno il favore di accettare al posto dell'indirizzo di casa l'indirizzo del nostro studio privato. Ma siamo proprio sicuri che le Leggi costringano l'Ordine del Lazio a pubblicare il nostro indirizzo?

Vediamo cosa fanno gli altri Ordini in Italia:


CNOP, Albo Nazionale: l'indirizzo non viene pubblicato e non è previsto il campo



OP Lombardia: vengono pubblicati solo i recapiti di coloro che ne hanno fatto richiesta



OP Toscana: viene pubblicato il Comune e il CAP, l'indirizzo competo non è obbligatorio



OP Emilia Romagna: viene pubblicato il Comune e il CAP, l'indirizzo non è obbligatorio


OP Piemonte: ottimo aver separato i campi "indirizzo dello studio" e "contatti". Non sono obbligatori e possono essere compilati con il solo Comune.



Ordine dei Medici-Chirurghi: anche i Medici non pubblicano nell'Albo l'indirizzo dell'iscritto

La ricerca che ho fatto non è approfondita, non so come si regolano gli altri Ordini (infermieri, avvocati, biologi, chimici etc.) né ho potuto verificare in base a quale procedura in Lomabrdia, in Toscana e in Emilia Romagna alcuni psicologi hanno l'indirizzo e altri no Ma mi chiedo: possibile che gli altri hanno interpretato male le Leggi e gli Ordinamenti?

Quali sono le leggi a cui si appella l'Ordine?

La segreteria dell'Ordine si appella al DL n. 196/2003 dove si dice:
«i dati personali diversi da quelli sensibili o giudiziari, che DEVONO essere inseriti in un albo professionale in conformità alla legge o a un regolamento, POSSONO essere [...] diffusi, ai sensi dell’art. 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica»
E qali sono i dati personali che devono essere inseriti? Lo dice l’art. 10 della 56/1989
«l’Albo contiene per ciascun iscritto: cognome, nome, luogo e data di nascita e residenza, nonché...».

Osservate le parole che ho evidenziato con colori e grassetto. Il Garante per la Privacy spiega:
  • Dato personale Sono, ad esempio, dati personali: il nome e cognome o denominazione; l'indirizzo, il codice fiscale; ma anche un'immagine, la registrazione della voce di una persona, la sua impronta digitale, i dati sanitari, i dati bancari, ecc.. (a differenza dei dati sensibili che sono quelli che possono rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose etc. e i dati giudiziari che rivelano l'esistenza di determinati provvedimenti giudiziari)
  • Diffusione Divulgare dati personali al pubblico o, comunque, ad un numero indeterminato di soggetti (ad esempio, è diffusione la pubblicazione di dati personali su un quotidiano o su una pagina web).
Ricapitoliamo: l'indirizzo è un dato personale. L'Albo DEVE contenere la residenza, l'Ordine quindi DEVE inserirla nell'Albo ma PUÒ pubblicarla sul sito o altrove.

Io da quello che fanno gli altri Ordini e da quello che dice la Legge ho capito che non è vero che sia obbligatorio far sapere a tutti qual è il mio indirizzo di casa.
Però non sono un avvocato, per cui a nome di tutti i colleghi che conosco e che hanno lamentato questa situazione propongo una soluzione per ciascuno dei 2 scenari possibili:

Scenario 1: l'Ordine è OBBLIGATO a diffondere l'indirizzo

Allora chiediamo al CNOP, attraverso i nostri Ordini Regionali, di presentare al Parlamento una proposta di modifica.

Scenario 2: l'Ordine PUÒ decidere se diffondere o no l'indirizzo

In questo caso chiediamo ai nostri Ordini Territoriali di non pubblicarlo di default e chiedere il consenso esplicito alla diffusione, cioè spiegando dove e da chi sarà visibile.



Infine, da diversi mesi ho sentito i racconti di molti colleghi e colleghe che hanno chiesto di poter "oscurare" l'indirizzo. A me piacerebbe molto che oltre ad evitare di comunicare in modo sprezzante, arrogante, ostile - che mi pare il minimo - le persone che paghiamo per lavorare per noi nell'Ordine comunicassero in modo cordiale, facendo attenzione non solo agli aspetti burocratici e formali ma anche delle preoccupazioni e delle aspirazioni degli iscritti. Se non siamo attenti a questi aspetti della comunicazione noi Psicologi chi altri dovrebbe farlo?
Allo stesso modo invito chi contatta gli uffici dell'ordine a porsi in modo altrettanto cordiale perché rapportarsi a 17000 persone non è per niente facile.
Per contattare l'Ordine del Lazio → Tel. 06 3600 2758 - Mail segreteria@ordinepsicologilazio.it

Spero che questo approfondimento, colleghi, vi sia stato utile e sia valso il tempo che ho impiegato a documentarmi, a creare le immagini e a scrivere.
Fatemi sapere le vostre opinioni e le vostre esperienze in merito.
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Ordini professionali, poltrone e doppi incarichi

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Le delibere sulla casta non ci riguardano. Ma qualche zona opaca esiste anche nell'Ordine e nelle istituzioni degli psicologi. Si può fare di meglio?


"La lobby degli ordini professionali sanitari - scrive Chiara Daina sul Fatto - avrà lunga vita in Parlamento". La nostra professione è tra le professioni sanitarie, ma in questo caso non c'entriamo niente perché, a differenza di farmacisti e medici, noi non abbiamo nessuno in Parlamento.

Prendo spunto dall'articolo per un ragionamento più ampio: il problema dei doppi incarichi (più spesso multipli) e del conflitto di interessi riguarda tutta la società italiana. Anche noi psicologi.

Finora il CNOP non si è occupato della questione, e infatti nei bandi e nelle iniziative promosse dai nostri Enti la sezione sul possibile conflitto di interessi non c'è quasi mai. E, negli anni, abbiamo imparato che la pratica di affidare incarichi agli amici degli amici è tristemente nota.

Quali sono le poltrone degli psicologi?

Poca cosa. Ad esempio, il Presidente dell'ENPAP ha un fisso di 68.200€, un consigliere CIG 15.000€ (+350€/170€ per ogni "gettone"), come si legge nel sito dell'ENPAP. Chi lavora negli Ordini prende tra i 10.000 e i 90.000 euro.
Molti di voi firmerebbero subito per avere 30.000 euro o anche 15.000 euro! Ma sono spiccioli in confronto ai milioni che guadagna un parlamentare, fidatevi.


Gli incarichi istituzionali della nostra categoria non sono molti: ENPAP, Consigli dell'Ordine, i dipendenti degli Ordini e del CNOP; Enti, Associazioni, Fondazioni etc. emanazione degli Ordini o del CNOP (per citare la più nota: CAMPI ma quasi ogni regione ne ha una) e, in parte minore, Commissioni e Gruppi di Lavoro.

Poltrone sì o poltrone no?

Alcuni sono a favore dei tripli, qaudrupli, mastropasquici incarichi. Anzi, affermano che sono un vantaggio. Solitamente sono quelli che i tripli, quadrupli incarichi ce l'hanno. Un vantaggio è che quando si lavora in certi ambiti diventa più facile districarsi tra le procedure.

Il mio punto di vista, invece, è questo: il CNOP dovrebbe approvare un regolamento in cui viene consentito di avere un solo incarico "ordinistico" alla volta.
Perché?
Per 2 motivi fondamentalmente:


  1. EFFICIENZA: nessuno di quelli che fa parte dell'ENPAP o dei consigli degli Ordini regionali lascia il proprio lavoro precedente per dedicarsi all'incarico. Lavorare per i colleghi richiede energie, tempo e dedizione. Lavorare per i colleghi in 2 incarichi richiede il doppio di energie, tempo e dedizione. Lavorare per i colleghi in 3 incarichi richiede il triplo di energie, tempo e dedizione etc. Insomma, tutto il mio rispetto per il martirio, ma meglio preservare la salute mentale!
  2. CONTROLLO: il principio della democrazia è il controllo reciproco, la competizione. Un po' come avviene in natura: se non siamo invasi da insetti è perché esistono i ragni che se li mangiano. E non siamo invasi da ragni perché ci sono uccelli che se li mangiano. E gatti che mangiano uccelli e l'angelo della morte che al mercato mio padre comprò. Sia ENPAP che Ordine concorrono al bene della professione. Secondo me è meglio che le due entità rimangano separate e che la gestione non sia concentrata in poche mani che stanno in ogni tavolo decisionale.
In conclusione, noi non siamo una lobby, e non siamo potenti come gli altri ordini sanitari, quindi la decisione di Raffaele Cantone non ci riguarda. Ma nel nostro piccolo abbiamo anche noi situazioni opache e non regolamentate. Possiamo fare di meglio?
Voi cosa ne pensate? È meglio che pochi controllino tutto o che gli incarichi siano differenziati?
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Diangosi clinica e riabilitazione fatta da counsellor e grafologi

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Chiunque può fare diagnosi clinica e riabilitazione? O spetta agli psicologi? Partendo da un caso concreto (un corso sui DSA) condivido con voi le mie riflessioni sul rischio di sponsorizzare iniziative ambigue.


Prevenzione, diagnosi e riabilitazione. Vi suonano familiari queste parole?
Spero che tutti i colleghi Psicologi rispondano di sì: è la "carta di identità" della professione di Psicologo. La Legge 56/89 afferma con chiarezza: «1. Definizione della professione di psicologo. 1. La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico...» 

L'Ordine delle Marche sponsorizza i counselor?

I fatti sono questi: questo mese nelle Marche si svolgerà un corso intitolato: LA DISORTOGRAFIA: prevenzione, diagnosi clinica e funzionale, intervento riabilitativo e didattico. Il titolo non lascia molto spazio a interpretazioni:
  • diagnosi clinica, prevenzione, riabilitazione
  • l'ambito sono i DSA quindi palesemente "in ambito psicologo"
È abuso professionale? Non lo è? Non sono un avvocato. Su Facebook molti colleghi dicono che secondo loro c'è abuso professionale e che andrebbe segnalato all'Ordine.
Ma è proprio qui il paradosso: non serve segnalarlo all'Ordine perché... l'Ordine lo sa e anzi lo sponsorizza!
Infatti lo trovate tra le news e gli eventi del sito istituzionale dell'Ordine Psicologi della Marche. Anche se ci ho vissuto diversi anni, non sono dell'OP Marche, quindi la vicenda in sé non mi interessa. Come psicologo però mi sono venute alcune riflessioni che voglio condividere con voi:
  • È opportuno che l'Ordine degli Psicologi sponsorizzi un corso che manda un messaggio così ambiguo? Prevenzione, diagnosi clinica e riabilitazione, proprio in quest'ordine, sono la definizione della professione di psicologo. Non si può attribuirle a "insegnanti, psicologi, educatori, pedagogisti, logopedisti, figure cliniche in ambito DSA" livellando tutto e tutti.
Vista la situazione di ambiguità e di opacità nella quale sguazzano le professioni pseudopsy le istituzioni dovrebbero fare moltissima attenzione a non aumentare il livello di confusione e anzi lavorare per rendere chiari i rispettivi ruoli.
  • Non è confusivo che un Ordine degli Psicologi si faccia promotore delle iniziative di counselor, grafologi e psicopedagogisti etc? Il corso viene tenuto da una grafologa e uno psicopedagogista, entrambi counselor e docenti di una scuola per counselor. Considerando che da anni noi psicologi facciamo dibattiti, divulgazione e battaglie per contrastare il sofismo ingannevole di una parte di counselor e l'abuso professionale da parte di altri, mi chiedo: è davvero il caso pubblicizzare così alla leggera un corso tenuto da counselor sul sito istituzionale? Io mi sono battuto per dissuadere i miei amici colleghi dal far comparire il proprio nome negli elenchi dei counselor non perché uno psicologo non possa essere counselor (anzi!) ma perché mettere nella stessa lista counselor, psicologi e psicoterapeuti genera confusione di ruoli e livella le competenze come se tutti possono fare tutto e a tutti è consentito fare tutto.
La pubblicità da parte di un canale istituzionale è una conferma indiretta. Inutile girarci intorno: se i medici sponsorizzassero il Theta Healing o la terapia oncologica col bicarbonato agli occhi di tutti sarebbe una conferma che queste pratiche hanno valore scientifico.

Che cosa possiamo fare?

Io qualcosa ho fatto e sto facendo: ne ho parlato sui social, ho confrontato le idee, ho perso alcune ore a scrivere questo articolo etc.

Cosa può fare l'Ordine delle Marche? Innanzitutto dovrebbe smettere di pubblicizzare l'evento (anche se la frittata è fatta: è tra pochi giorni...). Poi dovrebbe verificare se c'è abuso, come molti pensano, ed intervenire. E per il futuro sia l'OP Marche che tutti gli Ordini dovrebbero porre più attenzione al tipo di comunicazioni che fanno.
Ad esempio, mentre scrivo l'OP Lombardia viene attaccata (solo per motivi politici e di potere, imho) per il fatto che a Milano si terrà un convegno omofobo. Non è che lo organizzano loro o lo sponsorizzino, però viene chiesto che prendano distanze. Se è importante cosa non si dice, figurarsi allora quanto è importante fare attenzione a ciò che si scrive o si pubblica sui canali istituzionali!

Cosa possono fare i colleghi delle Marche? Segnalarlo al proprio Ordine, verificare che facciano qualcosa in merito, magari prendendo ufficialmente le distanze, e sorvegliare che non si ripetano casi simili.

Cosa potete fare voi? Voi che non avete ruoli istituzionali e non fate parte dell'OP Marche potete continuare a diffondere una cultura etica e seria della psicologia e impegnarvi in azioni che promuovano la nostra professione. Se ci promuoviamo in modo onesto e chiaro le zone d'ombra si riducono automaticamente.
Gli inciuci, gli abusi, i reati etc. si consumano nell'ombra. Quindi... Siate luminosi!

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