C'era proprio bisogno del Counseling in farmacia?

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Counseling, consulenza psicologica, sostegno psicologico e riabilitazione sono sinonimi? Alcune riflessioni in merito al progetto "Consulenze psicologiche e counseling in Farmacia".

A Verona si sta sperimentando un progetto intitolato "Counseling Alzheimer" che fa parte del più ampio "Consulenze psicologiche e counseling in Farmacia". Sul comunicato stampa di Federfarma Verona e in un articolo su Veronasera si legge che in 6 farmacie saranno presenti uno psicologo e un volontario che programmeranno colloqui gratuiti di 45 minuti.

Non so voi, ma finita la lettura del comunicato ufficiale e dell'articolo su Veronasera ciò che mi rimane è un senso di confusione.

Prima confusione: il titolo. Traducendo in italiano counseling o traducendo in inglese consulenza non abbiamo lo stesso risultato?
Voi ed io che siamo psicologi sappiamo bene che dire "faccio il consulente" non ha senso se non si specifica rispetto a cosa si fa consulenza. E sappiamo bene che anche in inglese al termine counseling occorre far seguire l'ambito della consulenza. Anzi, negli U.S.A. se si dice solo "counselor" ci si riferisce ai procuratori o agli avvocati (valga come esempio il film di Ridley Scott The Counselor). Per l'italiano comune, invece, il counseling è sempre counseling psicologico.

Seconda confusione: il livellamento. Lo psicologo e il counselor sono affiancati senza apparenti differenze. Da quanto si legge sembra che facciano entrambi colloqui di 45 minuti. Magari invece li fa solo lo psicologo o magari i due fanno cose diversissime, ma io credo che già solo accostarli rende indistinguibili i ruoli e le competenze. Se poi si venisse a scoprire che anche i volontari fanno colloqui la distinzione diventerebbe del tutto invisibile.

Terza confusione: gli scopi. Vengono nominati il supporto tecnico di operatori professionalmente preparati, l'implementazione di un servizio help desk psicologo, percorsi professionali mirati, diagnosi precoce di demenza, sostegno ai familiari che cadono in depressione...

Se, come viene detto, l'obiettivo è superare «una sorta di timore a parlare con uno psicologo», a che serve coinvolgere anche counselor o volontari non psicologi? Perché non mettere direttamente 2 psicologi? Sono sicuro che chiedendolo all'Ordine altri 6 psicologi da inviare nelle farmacie li avrebbero trovati.
Se invece lo scopo è quello di un generico "star accanto" alle persone malate e ai loro familiari, perché coinvolgere esplicitamente gli psicologi? A quel punto bastava mettere due volontari qualsiasi, purché opportunamente formati.

Secondo me sarebbe stato meglio parlare genericamente di sostegno, senza usare il termine abusato e opaco di "counseling". E sarebbe stato meglio non specificare la presenza degli psicologi, così come quando si parla di volontariato non si specifica la qualifica dei volontari.

Un'ultima perplessità riguarda il livello istituzionale: come sapete se dipendesse da me sostituirei gli Ordini con un'unico organismo disciplinare nazionale e il resto lo demanderei alle Associazioni di categoria, come avviene nelle altre nazioni. Sta di fatto che noi ancora ce l'abbiamo gli Ordini, e mi lascia perplesso il fatto che l'iniziativa preveda degli psicologi ma l'Ordine degli Psicologi non sia stato neppure nominato (si parla di collaborazione tra Federfarma Verona, Ordine dei Farmacisti, Centro Servizi per il Volontariato e Associazione Alzheimer Verona). Non dovrebbe far parte del galateo istituzionale? O contiamo così poco?
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